L’ascensore. Poesia di Iride Enza Funari su Anna Politkovskaja

Non so, non so se era già scritto …

oggi non salirò, resterò qui.

L’’ascensore è morto,

un rivolo rosso tra i capelli

lenti spezzate sul pavimento.

Intrappolata nella tua pancia

di cemento, un buco inghiotte

la mia storia.

Una casa strada e neve

più in là brinda …

calici tintinnano,

spumeggiano e ridono

perché l’’ascensore non sale oggi!

Sospiro, non si deve avere paura

del peso del profumo dei fiori.

Di aver bisbigliato negli orecchi

dei bambini “che non è bello essere

schiavi”.

Non ho avuto paura di raccontare

chi non ha voce o calici per bere.

Non ho paura adesso qui riversa che tremo

e non vedo.

Prendi una posizione eretta

e sostienila.

La rabbia per l’’ingiustizia

ha il sapore d’’un foro di ferro rovente

che libera sangue

scivola e scioglie parole scritte

in muri di giornali.

Quelli non il sangue resteranno memoria

nello stagno dei ricordi.

Non ho tempo d’invocare,

l’’ascensore è morto

restate eretti

devo andare.

Iride Enza Funari

http://yorukoe.wordpress.com/yorukoe/

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