Cecenia: accusati dell’esplosione dopo essere stati picchiati e costretti a confessare

Il 4 giugno 2012 Aset Umakhovna Borchashvili, 43 anni, che vive nel villaggio di Assinovskaya nel distretto di Sunzhenskiy in Cecenia, si è rivolta all’Ufficio del Centro Diritti Umani “Memorial” di Grozny, Cecenia. Il 17 aprile 2012, verso le 06:50, ha sentito il rumore di un’esplosione, in un primo momento ritenuto un tuono. Suo figlio, Yusup Vakhaevich Ektumaev, 19 anni, è stato svegliato dal rumore e ha chiesto a sua madre cosa fosse accaduto. Aset Umahovna gli ha detto che era un tuono, e lui è tornato a dormire.

Due ore più tardi Borchashvili ha appreso che, dopo l’esplosione nel villaggio, era avvenuto un controllo della polizia. Gli agenti del dipartimento di polizia di Sunzhenskiy avevano portato via uno degli abitanti del villaggio: Mahmud Madaev. Inoltre, secondo Borchashvili, sulla strada per Bakin due giovani erano stati arrestati e subito dopo rilasciati. Aset allora ha temuto per i suoi figli. Il figlio maggiore era con dei parenti. Aset ha cercato di convincere Yusup a raggiungere i parenti durante i controlli, ma egli si è rifiutato.

La sera stessa, gli agenti delle forze di sicurezza sono venuti in casa loro. Hanno detto ad Aset che avevano delle domande per il più giovane dei suoi figli. In quel momento Yusup non era in casa, e se ne sono andati. Al ritorno di Ektumaev, la madre ha cominciato a chiedergli se sapeva qualcosa dell’esplosione, se stava facendo qualcosa di illegale. Yusup le ha detto che non aveva fatto nulla di male ed era pronto a recarsi al dipartimento di polizia immediatamente. La sera stessa, Aset e Yusup sono andati alla stazione di polizia, dove il capo dell’amministrazione del villaggio di Assinovskaya, Nazarbek Terkhoev, li stava aspettando. Yusup Imaev ha cominciato ad accusare Yusup del coinvolgimento nell’esplosione. Prova di questo, secondo Imaev, era il suo riconoscimento compiuto dall’arrestato Mahmud Madaev. Yusup ha negato la sua colpevolezza. Ha detto che all’inizio della primavera si era recato nel bosco con i suoi amici a raccogliere aglio selvatico e lì aveva incontrato sei sconosciuti uomini armati. Questi hanno accolto bene Yusup e i suoi compagni. Tornato a casa, ha raccontato alla madre di questo fatto, e lei gli ha vietato di ritornare nel bosco. Pochi giorni dopo in una telefonata anonima uno sconosciuto accusava Yusup di aver insultato sua sorella. Yusup ha detto che si trattava di un equivoco, ma lo sconosciuto ha chiesto un incontro. Yusup è andato all’appuntamento in un villaggio vicino. Lì, nel luogo designato, ha trovato ad attenderlo alcuni uomini, ma la conversazione è andata su un argomento completamente diverso. Hanno cercato di convincerlo a unirsi alle fila dei gruppi armati illegali. Yusup ha rifiutato, ma gli stranieri non lo hanno lasciato stare e gli hanno chiesto di acquistargli un telefono cellulare. Yusup ha accettato, a condizione che essi non lo disturbassero più. Quando ha saputo che il suo amico Madaev doveva andare a Grozny, gli ha chiesto se poteva acquistargli un telefono cellulare. Mahmud, che non sapeva perché Yusup avesse bisogno di un telefono, ha però accettato la sua richiesta. Secondo Ektumaev, egli avrebbe poi consegnato il telefono agli stranieri e non li avrebbe visti mai più.

Secondo gli investigatori, questo è il telefono che è stato utilizzato per l’esplosione. L’incontro con membri potenziali di unità armate illegali e l’acquisto di un telefono cellulare, per loro rappresentavano le prove per le accuse di favoreggiamento di Ektumaev con i militanti.

Secondo Aset, il capo del Dipartimento di Sunzhenskiy del MIA (Ministero degli Affari Interni ceceno) urlava contro suo figlio, dicendo che avrebbe dimostrato la colpa di Yusup. Poi il capo dell’amministrazione ha chiesto alla donna di lasciare l’ufficio. Mezz’ora dopo Aset è stata invitata di nuovo a entrare. Il capo ha cominciato a gridarle contro: le ha detto che suo figlio aveva “confessato tutto” e, inoltre, aveva ammesso di aver nascosto una bomba nel suo cortile di casa. Secondo Aset, il figlio era atterrito, aveva le lacrime agli occhi e i capelli arruffati. Gli ha chiesto se era stato picchiato. Lui ha annuito. Imaev ha continuato a gridarle contro, e l’ha minacciata di mandarla fuori dall’ufficio.

Poi gli agenti delle forze di sicurezza sono entrati in casa di Aset per effettuare delle perquisizioni, che sono state videoregistrate. Hanno trovato un sacco nero di plastica in giardino. I siloviki glielo hanno mostrato e le hanno detto che dentro c’era una bomba. Allora hanno portato il pacchetto poco lontano e l’hanno fatto esplodere.

Poi le hanno detto di firmare in bianco un verbale, ma lei si è rifiutata.

Un mese dopo, ha incontrato Yusup nel centro di detenzione temporanea al MIA di Grozny. Ha detto che è stato torturato e costretto a confessare la sua colpevolezza. Secondo lui, anche gli altri imputati nel caso dell’esplosione – Madaev M. e K. Karsamov – sono stati torturati. Aset Borchashvili dice che suo figlio è accusato ai sensi del comma 3 dell’art. 222 (acquisto, trasferimento, vendita, stoccaggio, trasporto illegali ovvero trasporto di armi, delle sue componenti principali, di munizioni, esplosivi e ordigni esplosivi), del comma 2 dell’art. 208 (partecipazione od organizzazione di formazione armata illegale), del comma 1 dell’art. 30 (preparazione di un reato), dell’articolo 317 (attentato alla vita di un agente di delle forze dell’ordine) del codice penale della Federazione Russa.

Memorial ha incontrato la famiglia di Madaev. Secondo la famiglia, il giorno dell’esplosione, Mahmud è andato a lavorare; ha lavorato in cantieri privati. Ma al mattino è arrivato un forte acquazzone e l’uomo è ritornato a casa. Dopo qualche tempo degli uomini armati in mimetica hanno fatto irruzione in casa sua. Alcuni di loro si sono sparpagliati in cortile, altri sono entrati in casa. Senza spiegare nulla hanno portato Mahmud e suo fratello più giovane alla stazione di polizia nel quartiere Sunzhenskiy. Lì, secondo Mahmud, sono stati picchiati e torturati. Uno degli agenti delle forze di sicurezza ha messo una pistola alla testa del suo fratello più piccolo e ha minacciato di sparargli, se i fratelli Mahmud non si fossero arresi e avessero confessato il loro coinvolgimento nell’esplosione. A Mahmud è stato anche ordinato di confessare il suo coinvolgimento in altri attacchi terroristici. Diversi ufficiali lo hanno torturato con scosse elettriche, e messo un sacco sulla testa e cominciato a strangolarlo. Diverse volte Mahmud ha perso conoscenza. Incapace di sopportare la tortura, ha detto che avrebbe firmato i documenti necessari, ma i pestaggi sono continuati. Secondo Mahmud, Ektumaev è stato portato lì quella stessa sera. I giovani erano in una stanza, tra loro c’era solo un tramezzo. La tortura è continuata per diverse ore. Il secondo giorno, Mahmud non riusciva più a stare in piedi sulle sue gambe, il suo corpo era coperto di lividi, le dita dei piedi rotte. I funzionari di polizia si sono messi a ridere e gli hanno detto che avrebbe potuto sopportare un altro giorno di tortura. La tortura e il pestaggio sono continuati anche dopo la firma della confessione.

I parenti di Kemran Karsamov si sono rivolti a “Memorial”, con un comunicato. Essi hanno riferito che il 17 aprile i dipendenti del dipartimento di polizia di Sunzhenskiy, senza alcuna ragione, hanno portato via il fratello di Kemran, Imran Karsamov, 21 anni. È stato portato via dalla casa di suo zio, dove stava passando la notte. La sera dopo, Imran è stato rilasciato, e Kemran è stato accusato del coinvolgimento nell’esplosione. A sua madre è stato permesso di incontrarsi con lui solo un mese dopo. Kemran ha negato il suo coinvolgimento con l’esplosione, ma è stato ugualmente incriminato e, sotto tortura, costretto a firmare una confessione. Alla stazione di polizia, ha incontrato Yusup Ektumaev e sul suo corpo c’erano segni visibili di percosse. Ha detto a Kemran che l’unico modo per uscirne vivi era di fare tutto ciò che gli veniva richiesto dai funzionari di polizia.

Secondo sua madre, Kemran intende contestare le prove ottenute da lui sotto tortura.

L’avvocato di Madaev sostiene di aver visto i segni della tortura e delle percosse sui corpi dei tre giovani. Ha insistito per effettuare esami forensi. Ektumaev ha rifiutato i servizi forniti dall’avvocato assegnato. Inoltre, Ektumaev e Madaev hanno contestato la testimonianza resa sotto tortura e hanno invece descritto i metodi violenti dell’interrogatorio.

Madaev, Ektumaev e Karsamov negano il loro coinvolgimento nell’esplosione. Credono che il loro arresto sia dovuto ad una conversazione telefonica, avvenuta due giorni prima dell’esplosione: Madaev aveva telefonato a Ektumaev dicendogli che i “macellai” erano venuti e dovevano essere “sconfitti”. Ha detto la stessa cosa per telefono a Karsamov. (Il fatto è che i giovani spesso giocavano a calcio, e avevano soprannominato i giocatori della squadra avversaria “macellai”, perché avevano giocato duro e c’erano stati diversi infortunati durante la precedente partita). Yusup e Mahmud erano andati a giocare a calcio e Kemran si era rifiutato, dicendo che aveva da fare in casa. Durante l’interrogatorio, la polizia addetta alle intercettazioni ha sostenuto che per “macellai” gli imputati intendevano i dipendenti delle forze dell’ordine e che avevano anche parlato dell’imminente esplosione.

21 Giugno 2012

Trad. di Massimo Ceresa

http://www.memo.ru/eng/news/2012/06/22/2206122.html

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