Cecenia: i siloviki torturano i genitori e sorelle di un sospettato

12 Aprile 2012- Tre residenti della Repubblica cecena (CHR) sono stati arrestati al confine tra Bielorussia e Polonia durante un’operazione speciale. Due di loro sono sulla lista dei ricercati internazionali per aver sparato a una pattuglia della polizia a Grozny, nel marzo di quest’anno. Secondo l’indagine, un residente locale, Magomed Maulanovich Akaev, nato nel 1986, era tra i criminali. Egli è attualmente detenuto in custodia in un centro di detenzione temporanea a Brest in attesa di estradizione in Russia. Ha detto alla sua famiglia che la notte del 12 marzo 2012, era stato in giro con i suoi amici a Grozny in una macchina senza targa. La polizia stradale ha cercato di fermare l’auto per un controllo, ma i giovani non si sono fermati. Nel corso dell’inseguimento, questi ultimi hanno iniziato a sparare alla macchina di pattuglia. Come risultato, un ufficiale di polizia è stato ucciso mentre gli amici sono fuggiti dalla repubblica.

Durante le ricerche del nascondiglio di Magomed Akaev, i siloviki ceceni hanno torturato, picchiato e insultato la sua famiglia. La violenza contro la sua famiglia è cessata al momento dell’arresto di Magomed in Bielorussia. I familiari hanno paura che Magomed subirà delle violenze ancora più dure delle loro. La madre di Magomed, Semilat Akaeva, ha riferito i dettagli degli eventi nella sua denuncia scritta, presentata 4 mesi dopo l’evento.

Alle ore 17:00 del 13 marzo, all’incirca 30 uomini in mimetica hanno fatto irruzione nella casa che gli Akaev avevano preso in affitto a Grozny. Semilat e la moglie di Magomed, Aina, erano in casa. Senza qualificarsi, i siloviki hanno costretto le donne a uscire fuori di casa e hanno iniziato una perquisizione. Hanno preso i loro telefoni cellulari, un computer portatile e delle fotografie. Senza alcuna spiegazione, hanno portato le donne all’OVD del distretto Octyabrsky. Lì, i siloviki hanno detto a Semilat che suo figlio, Magomed Akaev, aveva preso parte a un attacco criminale, a seguito del quale un poliziotto era morto. I siloviki hanno insultato le donne, e minacciato “di farla fuori con tutta la sua famiglia”.

In poche ore Aina è stata portata dall’OVD nel palazzo dell’Unità di Ricerca Operativa dell’Ufficio Interni della Federazione Russa in Chr (OSU MVD RF in Cecenia). Lì, per diverse ore consecutive, è stata picchiata, torturata con scosse elettriche, insultata e minacciata di stupro. Semilat in quel momento era presso l’OVD, dove gli altri membri della famiglia Akaev erano stati invitati a presentarsi: anche il padre di Magomed, Maulan Usmanovich Akaev, nato nel 1948, le sorelle di Magomed, Zulai Akaeva, nata nel 1977, Zura Akaeva, nata nel 1978, e Elmira Akaeva, nato nel 1984. I siloviki sono stati minacciosi e offensivi con gli Akaev, chiedendo loro di svelare il nascondiglio di Magomed, aggiungendo che erano assolutamente legittimati a farli fuori e che nessuno li avrebbe scoperti. Secondo i siloviki, la notte del 12 marzo, Magomed e i suoi quattro amici avevano sparato contro una pattuglia della polizia, uccidendo un poliziotto. I familiari hanno affermato di non sapere nulla di questi eventi né di sapere il nascondiglio di Magomed. Semilat ha cercato di convincerli che il 12 marzo Magomed aveva lasciato l’abitazione dei suoi genitori per la propria casa, con sua moglie. Quella stessa notte, alcuni amici erano venuti a trovarlo e se ne andarono insieme da qualche parte. Da quel momento non era più tornato a casa e non lo aveva rivisto più. Ai genitori di Magomed è stato chiesto di individuare, tramite delle fotografie, gli amici che erano con lui quella notte.

Essi sono stati trattenuti al dipartimento di polizia fino alle 7 del mattino e poi rilasciati.

Il 14 marzo, i siloviki sono andati a prendere la sorella di Magomed, Zura, che era in casa di sua sorella Lisa: si stava prendendo cura di lei dopo un intervento chirurgico. Quando Zura ha visto arrivare i siloviki, ha cominciato a sentirsi male e doveva essere chiamata un’ambulanza. I medici sono riusciti a convincere i siloviki a non portare via Zura al dipartimento.

Il 15 marzo, dopo le 9 di sera, ufficiali della MVD OSU RF in ChR hanno di nuovo fatto irruzione nella casa degli Akaev prendendo con sé Zura, Elmira e Semilat. Quindi, sono state portate in stanze differenti e di nuovo è stato chiesto loro di riferire dove fosse nascosto Magomed. Elmira è stato torturata con scosse elettriche con una sciarpa dentro la bocca. Semilat, che poteva sentire le sue urla, ha pregato i siloviki di smettere di torturarla, ma invano. I siloviki hanno minacciato di tortura la loro intera famiglia, compresa Liza. Uno dei giovani ufficiali dell’OCR ha insultato e sputato in faccia a Elmira.

Stremata dalla tortura, Elmira ha detto ai siloviki quello che volevano sentirsi dire: che aveva incontrato Magomed il giorno successivo l’omicidio del poliziotto e gli aveva dato un passaporto e un telefono. Le donne sono state trattenute alla centrale di polizia  per tre ore. Semilat ha cominciato a sentirsi male, ed è stata portata in ospedale. Zura e Elmira sono andate con lei. Alle 2 del mattino i parenti le hanno portate via dall’ospedale.

Secondo Semilat, intorno al 22 marzo Maulan, il padre di Magomed, si è recato in Calmucchia, dove aveva vissuto temporaneamente con la moglie e dove era registrato. All’inizio di aprile, Maulan è stato costretto a tornare a Grozny su richiesta degli ufficiali del MVD OSU RF in CHR. Quando è arrivato al dipartimento di polizia è stato arrestato dai siloviki che hanno detto ai suoi parenti che Maulan non sarebbe stato rilasciato fino a quando non avrebbero messo le mani su Magomed. Maulan è stato rilasciato tre giorni dopo: Magomed era stato arrestato in Bielorussia.

Si è scoperto che Zulai, Zura così come quattro altri parenti degli Akaev sono state cacciate via dall’OVD dal Distretto di Itum-Kalinsky. Secondo Semilat, erano stati costrette a scrivere lettere di dimissioni volontarie.

Il 20 marzo, Semilat ha riferito la tortura dei suoi familiari al Dipartimento Investigativo della commissione d’inchiesta del RF MIA di RF, all’ufficio del procuratore della RF e della CHR, e ai Presidenti della RF e della CHR. Lei sostiene di non aver ricevuto nessuna una risposta. Allora è partita per la Calmucchia. All’inizio di aprile, un agente di polizia locale è andato a trovarla al sovkhoz in cui viveva e le ha chiesto di scrivere una spiegazione della sua denuncia al Dipartimento Investigativo della commissione d’inchiesta in CHR. Le ha spiegato che gli era stato chiesto di farlo a seguito di una telefonata con un ufficiale del dipartimento investigativo di Grozny chiamato Rizvan. Semilat ha scritto una spiegazione e l’ufficiale lo ha inviato via fax.

Semilat ha scritto nella sua relazione: “Mio marito ed io siamo anziani e malati. Ho il diabete e sono malata di cuore, e anche mio marito è cardipatico. Abbiamo paura anche in casa nostra. Abbiamo paura. Temo pure per la vita di mio figlio, che non tornerà vivo in Cecenia, che sarà torturato, e che l’inchiesta non sarà giusta ed equa”.

11 luglio 2012

Trad. di Massimo Ceresa

http://www.memo.ru/eng/news/2012/07/11/1107122.html

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