Nucleare ancora a rischio

nucleare EuropaDa nord a sud e da est a ovest l’Europa è ancora disseminata di centrali nucleari ad alto rischio di incidente rilevante. A riportarlo è l’ultimo comunicato stampa di Greenpeace, sintesi di un rapporto commissionato dalla stessa ong al fisico Oda Becker dal titolo Update review of EU nuclear stress-test.

Tra le centrali a rischio compare ,oltre alla slovena Krsko e alla svizzera Muleberg, anche l’impianto di Mochove in Slovacchia di proprietà dell’Enel. Come ha insegnato l’incidente di Cernobyl del 1987 adessere interessati al pericolo di incidente non sono solo gli stati dove le centrali risiedono, ma anche i Paesi confinanti.
Ma a colpire l’Italia non ci pensa solo la prossimità geografica di questi Paesi ma anche gli investimenti attuati dalla più grande utilità elettrica della Penisola che continua a finanziare la costruzione di questi impianti. Nonostante le centrali abbiano superato positivamente i “stress test” effettuati in tutta Europa emerge come gli impianti slovacchi risentano di notevoli carenze nelle attrezzature. Fattori come lo spessore dei muri di isolamento, l’installazione di sistemi di ventilazione filtrati e la reticenza del governo Fico a implementare alcune misure atte a evitare la rottura del cosiddetto “guscio” del reattore fanno dubitare della sicurezza degli impianti, per gran parte ancora del periodo sovietico.

Dopo l’incidente di Fukushima del 2011 la Commissione Europea ha imposto agli stati membri di effettuare test di sicurezza sui propri impianti. Ma sulla questione nucleare in Europa grava l’assenza di un organo esecutivo con autorità in materia e il mancato coordinamento tra i Paesi aderenti all’Unione: il Trattato Euratom rimane infatti a discrezione dei singoli stati. Inoltre il Trattato di Non Proliferazione del 1968 garantisce ai paesi firmatari il diritto di sviluppare programmi di ricerca sul nucleare civile.

Tra i Paesi che puntano maggiormente sul nucleare compare, insieme a Francia e Belgio, la giovane democrazia della Slovacchia che ancora sperimenta i benefici derivanti dall’adesione alla moneta unica e che ha in progetto, così come la più povera Bulgaria, la costruzione di due nuovi reattori.

Il rapporto di Greenpeace si conclude con una riflessione: pare che la lezione di Fuskushima abbia poco o niente insegnato agli Stati europei, soprattutto a quei Paesi in cerca di investimenti esteri nonostante l’evidente invecchiamento dei propri impianti.

di Rita Chiara Mele

 

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