IX anniversario della tragedia di Beslan

Beslan

Nel nono anniversario dei fatti di Beslan, Interkavkaz-Italia propone la traduzione integrale della denuncia di Ella Kesaeva, testimone della tragedia di Beslan, che da nove anni, assieme all’associazione “Golos Beslana”, combatte per la verità, una battaglia fatta di testimonianze, accurate perizie tecniche e richieste di audizioni.
Ogni anno i membri dell’organizzazione “Golos Beslana” (La voce di Beslan) ricordano l’attentato recandosi alla palestra della scuola e nessun anniversario trascorre senza proteste in seguito a qualche atto provocatorio dell’amministrazione comunale o dei funzionari delle forze dell’ordine. Per esempio, l’anno scorso la via dove si trova la scuola è stata rinominata “via degli eroi della ZSN” (la squadra d’assalto russa). Dopo le proteste delle madri di Beslan, la sigla “ZSN” è stata tolta lasciando “via degli eroi”. I parenti delle vittime ritengono che eroi siano anche i propri figli e nipoti morti. I vertici politico-militari invece credono che non esistano eroi al di fuori delle alte sfere.

Come si evince da quest’ultima vicenda, gli anni trascorsi sono stati dedicati dalle autorità al revisionismo. In Russia il modello di pensiero per tutti gli atti di matrice terroristica è: i colpevoli sono i terroristi e le autorità sono invece i salvatori. Si dà il caso però, che Beslan sia l’esempio di un crimine più grande, non solo di natura terroristica, ma anche politico-militare. Infatti, chi avrebbe sparato con i carri armati e l’artiglieria pesante contro la scuola piena di ostaggi?
A causa dei grossi danneggiamenti subiti dall’edificio, non è stato possibile ridare alla scuola di Beslan l’aspetto precedente, ma le tracce delle cannonate sono state cancellate.
Il tetto, testimonianza visibile di un vero e proprio attacco militare effettuato con gli elicotteri da combattimento, è stato rimosso e sostituito con uno metallico. L’estremità della mensa scolastica semidistrutta dal fuoco dei carri armati è stata ricostruita e il lato orientale dell’edificio, cannoneggiato di notte (i militari al processo hanno dichiarato di aver sparato «solo di notte» per distrarre i terroristi), è stato abbattuto. Alcuni testimoni affermano che nella scuola già alle 18.00 non c’erano più né terroristi, né ostaggi. Quell’ala dell’edificio era frequentata allora soltanto da volontari, i quali a causa degli spari sono stati costretti a lasciare il territorio della scuola.

Dei molti visitatori che negli anni a seguire si sono recati nella scuola, tanti hanno chiesto ai parenti delle vittime: «Ma se le bombe erano state piazzate dai terroristi nella palestra, perché allora questa parte dell’edificio in confronto al resto è sana? Hanno davvero sparato dai carri armati?» Ma queste domande non le porrà più nessuno. Hanno ripulito tutto.
I terroristi dopo le prime esplosioni e prima dell’incendio, si sono spostati nella sala mensa assieme agli ostaggi. Qui vi si arrivava attraversando il corridoio e non c’era bisogno di uscire dalla scuola. Ora invece tra la palestra e la mensa hanno costruito un muro. Questo è stato innalzato perché alcuni ostaggi sopravvissuti avrebbero dichiarato che, dopo essere stati trasferiti nella mensa, sarebbero stati forzati dai loro carcerieri a sventolare dei fazzoletti bianchi e a urlare “non sparate! Qui ci siamo noi!”. Molti di loro sono stati uccisi lo stesso dal fuoco dei militari. Il risultato? Tutto questo non è mai potuto accadere, se lì c’era un muro!

Dopo aver ripulito la scuola di Beslan da tutte le tracce di un avvenuto attacco militare, il mondo politico ha pensato che fosse arrivato il momento per strumentalizzare la vicenda: “I terroristi hanno ammazzo ostaggi e soccorritori”, dicono. La mossa successiva è stata quella di portare una lapide con i nomi dei caduti per lo Stato, cioè gli eroi delle forze speciali. Le vere cause della morte di quegli stessi militari non sono mai state chiarite, così come non è stata fatta luce sui motivi del decesso di molti ostaggi. Perché? Forse perché in quei corpi senza vita potevano essere ritrovate schegge o proiettili, testimonianze incancellabili di un’azione militare? Perché non fare delle indagini accurate invece di coprire vilmente le tracce di un crimine, anche se ben visibili attraverso fotografie, filmati e testimonianze?
Già! Bisognerebbe in questo caso dare spiegazione sull’utilizzo dei mezzi pesanti. E quando è mai successo nella Russia moderna che le forze dell’ordine rispondano delle proprie azioni? Nell’immaginario collettivo loro devono essere i salvatori.
Tra i soccorritori c’era anche gente comune, alcuni tra loro sono rimasti uccisi o feriti, ma per lo Stato non sono eroi. Non hanno diritto a nomine, al ricordo, né a un nome in bella mostra sulla lapide degli eroi.
Così la storia dell’atto terroristico è stata scritta. La verità è stata cancellata dalla faccia della terra. Ma è stata dimenticata? La verità su Beslan non verrà ricoperta dagli sforzi delle autorità. Una tragedia di tale portata e intensità richiede giustizia.

Ella Kesaeva (Trad.it Fabrizio Ossino)

Qui potete trovare le foto sconvolgenti pubblicate dalla Kesaeva.
Attenzione: alcune foto mostrano i corpi carbonizzati delle vittime bruciati a causa dell’incendio scatenatosi nella scuola dopo l’intervento dei mezzi pesanti dell’esercito e potrebbero turbare la vostra sensibilità

2 pensieri su “IX anniversario della tragedia di Beslan

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