UCRAINA: DOVE VAI?

Contadina: “Che succede?!?”

Astronauta, atterrando:“Madre Russia!!”

C: “Macché Russia, questa è l’Ucraina!”

A: “Ma l’Ucraina è la Russia”

C: “L’Ucraina è l’Ucraina”

A: “Da quella parte c’è la Cecoslovacchia..Praga”

C: “Da quella parte c’è la Slovacchia..Bratislava!”

 

Questa conversazione paradossale tra un astronauta rimasto nello spazio per oltre 7 mesi e una contadina Ucraina (tratta da uno spot pubblicitario del Corriere della Sera: http//bit.ly/1skN5G9), è rappresentativa della situazione attuale Ucraina, terra in bilico tra Russia ed Europa, tra oriente e occidente, tra il collasso economico e la disperata ricerca di una via d’uscita.

UCRAINA: DOVE VAI?, è il titolo del dibattito promosso ieri dall’associazione Annaviva presso la libreria popolare di via Tadino 18 a Milano.

Insieme alla Prof.ssa Giulia Lami, docente di Storia dell’Europa orientale all’Università degli Studi di Milano, intervistata da Andrea Riscassi, si sono ripercorse le tappe storiche salienti della storia ucraina che hanno determinato la formazione dell’attuale assetto socio-economico e culturale del paese. Ideologicamente considerata dai vicini russi “l’orto di casa”, l’Ucraina ha nello stesso tempo sempre suscitato diffidenza per la sua capacità di organizzare proteste e rivolte dal basso (fu ricordato ad esempio l’anarchico ucraino Nestor Machno e le rivolte contadine del 1917).

Il passaggio da un sistema industriale di stampo sovietico ad uno più moderno non è stato supportato da una classe dirigente strutturata e organizzata, che al contrario è tenuta in vita da meccanismi corrotti, nel tentativo di fare affari sia con gli oligarchi russi che con l’Europa, in una forma evidente di “cleptocrazia”.

La partita che si sta giocando in Ucraina è altresì caratterizzata da una propaganda dai toni accessi, capace di condizionare le idee delle persone e arrivare dritta agli strati più popolari del paese. La bancarotta, la mancanza di garanzia di sussistenza, la corruttibilità del governo – da un lato, la sicurezza e le promesse di Putin, il suo gas – dall’altro, sono micce che infuocano la protesta.

Dal canto suo l’Europa sta a guardare, intervenendo lo stretto necessario e quasi sempre con degli ammonimenti destinati a non produrre alcun effetto concreto. Del resto, la visione dell’Europa è più che mai russocentrica e Putin è ben consapevole di aver tutti in pugno. Non è stata certo un’operazione estemporanea e improvvisata quella che ha portato la Crimea a dichiarare l’indipendenza dall’Ucraina, quanto semmai un piano premeditato da lungo tempo.

Sempre, quando si muovono le masse, si rimette in gioco il mito ancestrale della Russia come erede di un gigantesco impero, che ancora oggi si muove incontrastato e sposta le pedine in gioco.

 

Anna Agliati

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