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Università di Milano-Bicocca, seminario in ricordo di Andrey Mironov

All’interno del programma del seminario dal titolo Democracy, freedom and violence l’università di Milano-Bicocca organizza per il 26 ottobre una serie di incontri in ricordo dell’attivista Andrey Mironov.

Ecco il programma della giornata:

Seminario Milano

Seminario Milano

Per informazioni cliccate qui

Chi è Andrey Mironov

Andrey MironovAndrey Mironov era un’attivista per i diritti umani ucciso il 25 maggio 2014 a Andreevka, in Ucraina, insieme al giornalista italiano Andrea Rocchelli.

Mironov, di origine russa, nel 1985 è stato arrestato per aver diffuso opere del samizdat e l’anno dopo è stato condannato dal Tribunale Supremo dell’Udmurtia per “propaganda e agitazione antisovietica”.

Collaborò con la creazione del centro di diritti umani “Memorial”. Seguì la guerra in Cecenia documentandone i crimini di guerra. Amico di Anna Politkovskaya, Mironov è morto in Ucraina mentre faceva il suo lavoro: aiutare i giornalisti stranieri a capire e raccontare lo spazio ex sovietico e a denunciarne, se possibile, le ingiustizie.

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Lugano, al Festival dei diritti umani il documentario The Term sull’opposizione in Russia

SrokIl 17 ottobre, nell’ambito del Festival dei diritti umani, verrà proiettato a Lugano, il documentario The Term (Srok) di Pavel Kostomarov, Alexey Pivovarov e Aleksandr Rastorguev sulla situazione politica e sul ruolo dell’opposizione in Russia.

La proiezione si terrà alle 14.30 alCinestar – sala1.

Nel 2015 il film è stato nominato “miglior documentario” dalla Russian Guild of Film Critics.

Ecco il trailer:

Dopo la proiezione del film ci sarà il dibattito dal titolo “La roulette russa della democrazia” con i relatori Andrea Pipino, giornalista ed editor delle pagine europee di Internazionale, e Alessandro Vitale ,Assistant Prof. di Analisi della politica estera e di geografia economica e politica all’Università degli studi di Milano.

Modera l’incontro Giuseppe D’Amato, giornalista, esperto di questioni russe

Programma completo del Festival: http://www.festivaldirittiumani.ch/programma

Documentario Letter to Anna dedicato ad Anna Politkovskaya a Milano

Continuano le iniziative dedicate ad Anna Politkovskaya, a nove anni dalla tragica e ancora irrisolta scomparsa. Giovedì 15 ottobre alle ore 18 vi aspettiamo al Teatro Out Off di Milano per la proiezione del documentario Letter to Anna di Eric Bergkraut.

Ingresso gratuito

Il trailer di Letter to Anna:

Fino al 23 ottobre sarà possibile inviare la propria frase o citazione preferita di Anna Politkovskaja a arvix@mac.com. Tutto il materiale raccolto verrà letto al teatro Out Off di Milano in una serata speciale il 24 ottobre.

Lo spettacolo teatrale Donna non rieducabile è in programma fino al 25 ottobre al teatro Out Off. Per informazioni consultate il sito

Preghiera per Cernobyl di Svetlana Aleksievic, premio nobel per la letteratura 2015

Annaviva vuole ricordare Svetlana Aleksievič, premio nobel per la letteratura 2015, con la recensione di uno dei libri dell’autrice, Preghiera per Černobyl. Testo di Alessandro Vitale:

Premio nobel per la letteratura Swetlana AlexijewitschSvetlana Aleksievič, Preghiera per Černobyl’. Edizioni e/o, Roma, 2007, (trad. it.: Sergio Rapetti), pagg. 351; € 8,50.
Proporre in questa rubrica la recensione di un libro come Černobyl’skaja molitva, ristampato cinque anni or sono in traduzione italiana, ma uscito in russo addirittura nel 1998, potrebbe sembrare privo di senso. La realtà è che a distanza di quindici anni questo straordinario libro (ampliato nel 2001) continua a essere attuale e a urlare nel silenzio. Nonostante la commozione che suscitò alla sua uscita e i premi conferiti alla scrittrice, le sue pagine sono rimaste circondate da un imbarazzato silenzio: quello che dura nei confronti delle popolazioni investite in pieno dal disastro della centrale atomica di Černobyl’ del 1986, il più spaventoso del Novecento.

Sono soprattutto cittadini della Bielorussia (priva di centrali nucleari, ma che ha subito il 70% della ricaduta radioattiva), un Paese europeo dalla popolazione pacifica e legata alla terra da un’atavica fiducia, ma dalla storia tragica, devastato da invasioni e dalle violente guerre totali del Novecento, confinato oggi nell’area grigia degli “extracomunitari”, piagato da pesanti permanenze sovietiche e dall’“ultima dittatura” d’Europa, della quale si preferisce non parlare.

L’Autrice, nata nel 1948 in Ucraina da padre bielorusso e vissuta nelle terre paterne, è una delle più grandi giornaliste e scrittrici contemporanee. Nel 1983 fu censurata, accusata di dissidenza e dal regime minacciata di espulsione dal giornalismo; solo nel corso della Perestrojka fu riconosciuta nella sua grandezza, ma con l’uscita di Ragazzi di zinco (1989), sulla «Criminale guerra in Afghanistan, tenuta celata per dieci anni al proprio popolo», fu nuovamente diffamata dal Partito e dalle forze armate e poi processata per aver infangato “l’eroismo dei combattenti internazionalisti”.

Questo libro invece scaturisce da un viaggio di tre anni nel mondo devastato dal disastro nucleare, nel quale la Aleksievič raccoglie testimonianze di persone molto differenti fra loro, interiormente piagate, sconvolte, circondate da terre e acque radioattive, con un destino avvelenato dalle conseguenze della stupidità di tecnici-servi e di politici irresponsabili, descritta nel libro nella terribile accusa di Vasilij Nesterenko, ex Direttore dell’Istituto di energetica nucleare dell’Accademia delle Scienze della Bielorussia, che collega le disastrose conseguenze della tragedia alle caratteristiche stesse del sistema politico.

Un romanzo sulla tragedia di Černobyl

Dai capitoli di questo “romanzo di voci” scritto dall’Autrice, che si vede come una testimone in mezzo agli altri, con una partecipazione umana e un’empatia straordinarie, delle quali solo i grandi giornalisti e scrittori sono capaci (come Ryszard Kapuściński o Ettore Mo – che osservò sul posto la tragedia nucleare di Semipalatinsk – per intenderci), emerge un universo sconvolgente e straziante, che a ogni passo stringe un nodo in gola e induce alle lacrime. È un romanzo-verità basato su fatti, denso di confessioni, testimonianze, incubi della vita quotidiana – diurna o notturna non fa differenza – di chi è rimasto a vivere in un Paese devastato dall’orrore e a ricordare i propri cari scomparsi per gli effetti delle radiazioni: il dimenticato “popolo di Černobyl”, un “popolo a parte”, in quell’angolo di pianeta nel quale, ormai proiettato verso un futuro di paure e di convivenza con la morte, che non conoscevamo nelle epoche precedenti, molto più terribili di una guerra con nemici visibili e localizzabili, si soffre e si continuerà a morire per generazioni.

Anniversario dei funerali di Anna Politkovskaya a Milano

Giardini Anna Politkovskaya MilanoContinuano le iniziative per ricordare Anna Politkovskaya, giornalista e attivista per i diritti umani uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006.

Sabato 10 ottobre Annaviva vi aspetta ai giardini Anna Politkovskaya a Milano (zona Porta Garibaldi) per una lettura di testi della giornalista in occasione dell’anniversario dei funerali.

Il 10 ottobre 2006 ai funerali di Anna Politkovskaya non si presentò nessun esponente del governo. Disse di lei Putin:

“La sua influenza sulla vita politica russa era minima”

Alle esequie, però, parteciparono più di mille persone. Erano amici, colleghi, persone che lei aveva aiutato e per le quali aveva lottato.

Oggi, a nove anni da quel giorno, vi diamo appuntamento alle ore 17 ai giardini Politkovskaja di Milano perché Annaviva ha il vizio della memoria e vi invita a non dimenticare.

La lettura sarà realizzata dagli interpreti Elena Arvigo, Laura Marinoni, Lorenzo Loris, Rosario Tedesco, Cinzia Spanò.

Ricordiamo che fino al 25 ottobre al teatro Out Off di Milano andrà in scena Donna non rieducabile, un progetto di e con Elena Arvigo, presentato da Annaviva il 7 ottobre.

Donna non rieducabile
Donna non rieducabile

Documentario su Anna Politkovskaya A Bitter Taste of Freedom al Teatro Out Off

A bitter taste of freedomContinuano gli appuntamenti dedicati alla giornalista Anna Politkovskaya assassinata il 7 ottobre 2006 a Mosca. Giovedì 8 ottobre al teatro Out Off di Milano alle ore 18 sarà proiettato il documentario A Bitter Taste of Freedom, una pellicola dedicata alla vita e al lavoro di Anna Politkovskaya.

Ingresso gratuito.

Ecco il trailer di A Bitter Taste of Freedom:

The Match. La partita della morte di Andrey Malyukov

IsolaKult 2015: “The Match. La partita della morte” di Andrey Malyukov

In occasione della seconda edizione di IsolaKult a Milano dal 25 al 27 settembre verrà proiettato il film The Match. La partita della morte del regista russo Andrey Malyukov.

La pellicola si ispira a una storia vera, una partita di calcio tra i prigionieri ucraini, ex giocatori di calcio, e una rappresentanza tedesca durante l’occupazione nazista di Kiev nel 1942.

La proiezione si terrà il 27 settembre alle 11 allo spazio @Zona K (via Spalato 11, zona 9, Milano) e sarà preceduta (ore 10) da un dibattito tra Mario Alessandro Curletto, docente di letteratura e civiltà russa, Gianpietro Piretto, professore di slavistica, e Giovanni Cervetti, presidente dell’associazione Italia-Russia.

Entrambi gli incontri sono gratuiti e saranno accompagnati da una colazione con ricette tipiche dell’Est Europa.

7 ottobre 2015, nove anni senza Anna Politkovskaya

AnnaViva ricorda Anna Politkovskaya a 9 anni dal suo barbaro assassinio, eseguito a Mosca il 7 ottobre 2006 nell’ascensore di casa, con le borse della spesa in mano, nel giorno del compleanno di Vladimir Putin.

Ricordando Anna Politkovskaya

La ricorderemo con varie iniziative in Libreria Popolare a Milano, ai giardini intitolati ad Anna Politkovskaja e al Teatro Out Off, dove proprio nel giorno del suo assassinio (e fino al 25 ottobre) ci sarà il debutto milanese di “Donna non rieducabile”, Memorandum teatrale su ‪Anna Politkovskaya‬ di Stefano Massini, regia di Rosario Tedesco. Un progetto di e con Elena Arvigo. in collaborazione con SantaRita Teatro Arts Centre .

Durante il periodo di rappresentazione si svolgeranno al Teatro Out Off iniziative, incontri, dibattiti realizzati in collaborazione con associazione Annaviva.

Budapest, la reazione degli ungheresi al muro e ai profughi

Riportiamo la traduzione di un articolo sulla reazione degli ungheresi al muro contro l’immigrazione:

Se vuoi sentire parlar bene degli ungheresi, vai alla stazione ferroviaria Keleti di Budapest
di Földes András

Budapest Keleti

Nei dintorni della stazione Keleti di Budapest dominano situazioni stupefacenti. Centinaia e centinaia di profughi s’affollano nei sottopassaggi e nelle piazze vicine della stazione. Ci sono intere famiglie a vivere lì ogni giorno, i bambini corrono sù e giù tra la gente che va alla metropolitana, molti stanno mangiando sdraiati per la terra e altri dormono in più file lungo le pareti.

È ormai evidente che l’Ungheria e certo, tutta l’Europa deve affrontare una crisi finora inaudita. L’ultima volta forse durante la seconda guerra mondiale. Vero è che allora c’era la guerra che spiega un po’ meglio una situazione del genere.
Al posto dell’Apocalisse
di guerre ce ne sono anche adesso. La maggioranza dei profughi provviene dall’Afghanistan: ció viene affermato anche dai dati statistici.
Questa gente ha perso il tetto a causa della guerra, ugualmente a quanto successo a moltissimi europei settant’anni fa. La differenza è che grazie all’effetto della globalizzazione loro riescono a rintanarsi non solo per le strade della propria patria ma per esempio anche nelle piazze pubbliche di Budapest.

Ma, sebbene intorno alla stazione sia critica la situazione, eppure, manca l’atmosfera apocalittica.

Il flusso dei migranti venne accelerato effettivamente da qualche settimana, in seguito alla notizia che l’Ungheria avrebbe costruito un muro sulla frontiera serbo-magiara. Quelli che erano già sulla strada tra l’Asia e l’Unione Europea hanno iniziato ad andare più forte per non dover fare una strada più lunga. Ma non solo i profughi hanno accelerato le loro mosse, il governo della Macedonia ha deciso di trasportare gratuitamente i migranti da un confine all’altro del paese, per evitare che a causa di un cancello sciocco qualcuno rimanesse bloccato in Macedonia.

Con la mentalità europea, essendo abitante di un Paese sicuro, è difficile capire il progetto delle masse sdraiate intorno alla stazione. “Vado in Germania”, rispondono quasi tutti. Ma per concretizzare una destinazione, un fine, questo solo alcuni riescono a dire. La spontaneitá, la disinformazione, saranno forse anche il segno della loro situazione disperata. Hanno camminato per mezzo mondo non a seguito di una lunga pianificazione ma dopo l’esplosione di una bomba o la fucilazione di un loro familiare hanno deciso di non aspettare che toccasse a loro.

Gli ungheresi? È brava gente.
Ci sono voluti ben due giorni per abituarmi alla situazione della stazione Keleti. E allora ho subito uno shock ulteriore.

Come sono gli ungheresi? “È brava gente”, mi hanno risposto molti. “Neanche i poliziotti ci fanno male, ci lasciano dormire”, mi risponde un capo famiglia afgano, seduto sulla coperta.

Mi sembrava bizzarro che i profughi, in questa loro situazione non si lamentassero, anzí, lodassero gli ungheresi. Tutto ció è diventato piú comprensibile quando mi raccontavano le loro vicissitudini in altri Paesi.

“Lasciano in pace i profughi?”, ho domandato a due spazzastrade che conoscono di più il luogo.
“Non si sono stati problemi per il momento. Ma qualche volta sono venuti dei skinhead”.
“Mi fanno pena, guarda, ci sono famiglie, bambini piccoli”.

L’immagine nazionale positiva è migliorata ancora di più quando ho scoperto i distributori di cibo. La folla, due volte ogni giorno, si sistema in due file per ricevere panini o qualche pietanza calda. A capo della coda sta una compagnia strana: una figura tatuata che sembrava un lottatore di “sumo” che distribuisce i pacchetti di cibo mentre dietro di lui una ragazza, di peso simile, una donna che sembra una maestra, un signore che assomiglia a un professore di sociologia e alcune studentesse che sistemano i cestini. Non era lo Stato o qualche Chiesa a delegare questo compito a una compagnia così varia. In mezzo alla crisi non ho visto in nessun angolo i rappresentati dello Stato Ungherese.
Si sono uniti i volontari per aiutare centinaia di gente, senza alcuna struttura istituzionale, con i propri soldi, nel loro tempo libero.
Ma non sono solo loro a trasformare la visione, formatasi in base alla propaganda governativa. Ci ho trovato aiutanti ancora più civili: ho visto una donna distribuire alcuni panini e poi continuare la sua strada verso la metropolitana. Un signore portava indumenti in una borsa di plastica. Ma c’era chi dava matite a colori ai bambini.
Ho visto tutta un serie di cose delle quali nella famosa “consultazione nazionale” non si sprecava neanche una parola.