Armenia e alpini, Il canto del pane del poeta Daniel Varujan

Il 30 maggio a “la baita degli alpini” a Capriano di Briosco, in Brianza, gli alpini proporranno una lirica su “Il canto del pane” del poeta armeno Daniel Varujan, uno dei primi a essere assassinato nel 1915 agli inizi dell’olocausto armeno. Alla serata parteciperà anche il console onorario della Repubblica di Armenia, Pietro Kuciukyan.

"Il canto del pane" del poeta armeno Daniel Varujan

Mila Anufrieva all’Ostello Bello per Annaviva

Mila AnufrievaLunedì 27 maggio alle 19,30 vi aspettiamo all’Ostello Bello di Milano per conoscere Mila Anufrieva, imprenditrice di successo con molti anni di esperienza nel settore della moda, il primo rappresentante in Russia di marchi come Christian Dior, Fendi, Bottega Veneta e altro ancora. Nel 1992 Mila Anufrieva ha fondato il suo marchio di moda e società “Vanity”, che è divenuto ben presto una delle più importanti catene di lusso al dettaglio nel mercato russo.

Dal 2007 l’Anufrieva vive e lavora a Milano. La sua “Mila Anufrieva Lifestyle Atelier” offre servizi di consulenza per privati ​​e aziende in settori del lusso e della moda, così come makeover shopping, styling, viaggi VIP, eventi esclusivi per matrimoni, ecc…

Perché Annaviva propone un incontro con Mila Anufrieva? Perché Mila Anufrieva ha lasciato la Russia?

A queste domande e ad altre domande risponderà la stessa imprenditrice il 27 maggio all’Ostello Bello di Milano… non mancate!

Un mese con Annaviva in attesa dei giardini Anna Poliktovskaja

giardini Anna PolitkovskajaIn preparazione all’inaugurazione (a breve vi daremo la data del grande evento a cui sarete tutti invitati) dei giardini dedicati ad Anna Poliktovskaja a Milano

VENERDI’ 17 MAGGIO ORE 20.00 – APERITIVO CON I LIBRI
LIBRERIA POPOLARE – VIA TADINO 18 – MILANO

Annaviva, con bibite, aperitivi, salumi e torte salate, incontra amici e sostenitori, per confrontarsi e presentare le iniziative che ci condurranno alla grande giornata in cui Milano intitolerà i giardini ad Anna Politkovskaja.

Durante l’aperitivo sarà possibile acquistare la maglietta Free Pussy Riot e il libro di Andrea Riscassi “Anna è viva”, i cui proventi sono interamente devoluti ad Annaviva.

L’aperitivo sarà preceduto alle 18,30 da un incontro sull’Est Europa con la presentazione di due libri di Francesco Leoncini.

 

Sostieni Annaviva e l’inaugurazione dei giardini Anna Politkovskaya:
http://www.buonacausa.org/cause/un-giardino-per-anna

Jan Karski, una missione per l’umanità

Jan KarskiUn giornata dedicata a Jan Karski è quella che si sta svolgendo oggi a Milano grazie al consolato generale della Repubblica di Polonia a Milano, ai dipartimenti di Lingue e Letterature Straniere e di Studi Storici dell’Università degli Studi di Milano e al Museo della Storia della Polonia.

A conclusione della giornata verrà inaugurata la mostra “Jan Karski, una missione per l’umanità” all’Università degli Studi di Milano, sede di via Festa del Perdono.

Jan Karski (1914 – 2000) durante la seconda guerra mondiale venne inviato dai rappresentanti degli alleati per raccontare il terrore seminato dai tedeschi in Polonia, compreso il genocidio degli ebrei. I suoi interlocutori non furono però in grado di credere alle sue parole. Jan Karski è stato inserito dal settimanale Newsweek tra le figure eccellenti del XX secolo, riconoscendo la missione da lui compiuta durante la guerra come una della pietre miliari dell’etica della civiltà.

 

Per sostenere Annaviva e l’inaugurazione dei giardini Anna Politkovskaja:http://www.buonacausa.org/cause/un-giardino-per-anna

Mila Anufrieva, l’illegalita nell’era Putin

Mila AnufrievaMila Anufrieva sarà ospite di Annaviva il 27 maggio all’Ostello Bello di Milano (trovate l’evento su facebook). Scopriamo qualcosa di lei…

Il regime politico e militare della Russia contemporanea sotto il governo Putin ha le proprie peculiarità. Da molto tempo nel paese cresce il numero di persone invise a un tipo di potere che appoggia i funzionari corrotti. Queste persone subiscono persecuzioni per qualsiasi insignificante o addirittura pretestuosa infrazione della legge.
Sempre più spesso i cittadini politicamente attivi accrescono il contingente dei detenuti politici. Attuare azioni di protesta diventa invece sempre più difficile, poiché il malcontento interessa tutti gli strati della popolazione.
La trasformazione dei mercati, l’appropriazione indebita di proprietà di altri, affari illegali di fusione o assorbimento di capitali hanno condotto e conducono aziende prospere ad un crac economico.
Cresce il numero di dirigenti e business men derubati o ingiustamente condannati.
Uomini d’affari di successo perdono il proprio business. Tuttavia, tanto nella capitale quanto nelle periferie, nemmeno fatti di chiara illegalità e furto riscontrano l’attenzione del potere e dei tribunali. Per questo, per difendere i propri diritti civili e umani, la gente sceglie di abbandonare il paese o di far parte dell’opposizione.

Il successo e la notorietà
La storia di Mila Anufrieva, ex titolare dell’azienda Vanity, è uno dei tanti esempi di questo genere. L’Anufrieva non si è mai opposta al potere, mai ha fatto parte dell’opposizione, rimanendo sempre molto distante dalla politica. Negli anni ’90, all’epoca della Perestrojka, viveva a san Pietroburgo da dove ha aperto la Russia al mondo della moda.
Nel 1993 è stata aperta a San Pietroburgo la prima boutique multimarca. “Sono stata tra i primi in Russia a portare nel paese brands internazionali”, racconta L’Anufrieva in un’intervista. “In Italia ho conosciuto i grandi maestri della moda che volevano penetrare il mercato russo e mi hanno scelta come guida”.
Mila Anufrieva non soltanto ha vestito politici russi e grandi stelle dello spettacolo, da Alla Pugacheva ad Anatolij Sobchak e Ljudmila Narusova. Tra i suoi clienti si annoveravano Sting, Bill Clinton, il gruppo leggendario dei Rolling Stones mentre Naomi Campbell, Claudia Shiffer e Linda Evangelista hanno sfilato per lei.

Il crac
«Nel mio business ci ho messo tutto, l’anima, gli investimenti e l’esperienza, – scrive Mila sul suo blog. – le banche versavano enormi investimenti — siamo diventati uno dei più grandi imperi della moda del paese. Nonostante i quindici anni di storia, l’impero è sprofondato in pochi mesi. Il crollo è incominciato quando il direttore di una banca che aveva stanziato un credito per una collezione, dopo un mese mi ha chiesto di restituirgli i soldi. Non esiste tuttavia grande azienda che possa pagare milioni di euro tanto velocemente. Ho chiesto tempo e mi hanno risposto: «Vorrà dire che la tua vita si trasformerà in un inferno». Così è stato: cause, sequestri della merce, notti insonni. Ho venduto tutto per pagare i debiti. Ma il peggio doveva ancora venire.

La malattia e la salvezza
«Una mattina, al risveglio, mi resi conto di non vederci più dall’occhio sinistro. La diagnosi fu di melanoma, la più terrificante forma tumorale, al terzo stadio, novanta possibilità su cento di morire. I medici si rifiutarono persino di prescrivere la chemioterapia: era troppo tardi. Mi sono sentita morire, distesa sul divano nella dacha di San Pietroburgo. La padrona della moda! Non volevo che i miei figli, che allora avevano sette e due anni, vedessero tutto questo. Quasi tutti i miei più prestigiosi clienti e amici si erano dispersi e io abbondai l’olimpo. Avevo però voglia di vivere e ho afferrato il filo sottilissimo che il destino aveva teso per me. Mi proposero un’operazione all’estero. L’intervento urgente in Svizzera fu la mia salvezza».
Mila Anufrieva considera il 31 maggio del 2007 il suo secondo compleanno.
Proprio in quel giorno le hanno tolto il tumore maligno. L’intervento, complicatissimo, durò 5 ore. Il mattino seguente, il chirurgo disse che l’operazione aveva avuto esito positivo, che fu un caso unico ma non era chiaro quanto ancora le restasse da vivere.

La fine dell’impero
Durante la riabilitazione di Mila, a San Pietroburgo si diffusero voci sulla sua presunta morte. Quando tornò in città, tutto il business apparteneva ormai ad altre persone.
In un secondo tempo si venne a sapere che il suo avvocato ricevette due milioni di dollari per trasferire le proprietà della Anufrieva ad altri (l’avvocato aveva il diritto di firma). A Mila dissero: «Non ti resta più nulla tranne i debiti». Per un ammontare di 6,5 milioni di euro. Sui giornali apparvero moltissimi articoli sul caso.
«Per un anno ho lottato come ho potuto, poi mi impedirono l’uscita dal paese. Presi un nuovo avvocato ma iniziò ha succhiarmi soldi e fui costretta a vendere il mio appartamento», dichiara l’Anufrieva.
Concorrenti molto potenti hanno distrutto Mila professionalmente, eliminandola dal mercato e utilizzando per farlo qualsiasi mezzo, dalla polizia, a strutture criminali e guardia di finanza. L’Anufrieva dovette affrontare processi penali e quando cercò di dimostrare che le avevano sottratto il business e che lei non era che la vittima, le spiegarono che nel paese non esisteva ancora una legge conforme alle sue denunce e che pertanto la sua dichiarazione non poteva essere presa in considerazione.
«Mio marito e mio figlio minore andarono in Italia ma io continuai a battermi per la mia causa tutta la vita. Un anno passò tra gli scontri, un tempo in cui mi distrussero completamente. Nel giorno del mio compleanno, il 12 giugno 2008, raggiunsi la mia famiglia in Italia».

La seconda vita
Per Mila iniziò una nuova vita. Dovette ricominciare da capo, allacciare nuovi contatti, ricostruirsi una reputazione.
In questa fase fu fondamentale l’aiuto del famoso attore russo Stanislav Sadal’skij. Nel suo blog, l’attore pubblicò un annuncio in cui gli ammiratori di Mila si chiedevano dove fosse finita la titolare delle famose boutiques. Una volta trovata, disse: «Mila scrivi tutto! La gente deve sapere».
«Per questo ho aperto il mio blog, che è diventato la mia valvola di sfogo.» – racconta l’Anufrieva «Ho parlato alla gente della mia vita e di quello che conosco meglio: la moda. Si sono rivolte a me con delle proposte aziende russe e italiane. Ho ricominciato ad incontrare gli stilisti europei più noti, frequentare aziende e sfilate e fare ordini. Ho ritrovato me stessa, non mi fermo e vado avanti. L’Italia è diventata la mia seconda casa dove io mi sento felice. Sento l’appoggio e l’aiuto dei miei amici designers Roberto Musso, titolare del famoso ristorante -13 giugno- Saverio Dolcimascolo, designer dei gioielli Osanna Visconti; Morena Zabena, titolare dello show-room Winwood e naturalmente della mia famiglia.
Tanti progetti..Senza patria
«Tutto come prima. La vita senza patria tuttavia è una vita in bianco e nero. Potrò tornare a casa solo quando sul mio caso avranno fatto chiarezza gli organi di difesa del diritto, anche se la mia richiesta avanzata ai suddetti organi due anni fa, di intentare una causa legale per appropriazione indebita è rimasta inascoltata. Tutti mi dicono: Dimentica!, ma non posso farlo».
I progetti attuali di Anufrieva sono molti, anche benefici, a favore di bambini malati. Il Club Rotari la sta supportando in questa attività.
Mila Anufrieva sta scrivendo un libro sulla sua vita ed è in trattativa con uno studio cinematografico negli USA che le ha proposto di girare un film su una donna russa-italiana con un destino tanto complesso.

Traduzione di Anna Agliati

ВЗЛЁТЫ И ПАДЕНИЯ МИЛЫ АНУФРИЕВОЙ
Политический и экономический режим современной России при правлении Путина имеет свои особенности. В стране уже давно растёт количество людей, которых не устраивает власть, опирающаяся на коррумпированных чиновников. Такие люди повсюду подвергаются преследованиям по любому малозначительному или даже надуманному правонарушению. Все чаще политически активные граждане пополняют контингент политзаключённых. Однако подавить протестное движение становится всё труднее, потому что недовольство охватывает всё новые слои населения. Передел рынков, присвоение чужой собственности, противоправные сделки слияния-поглощения капиталов приводили и приводят к краху процветающих компаний. Увеличивается число обворованных или несправедливо осуждённых предпринимателей и бизнесменов. Вполне успешные деловые люди теряют свой бизнес. Однако даже вопиющие факты явного беззакония и грабежа как в столице, так и на периферии остаются без внимания со стороны власти и правосудия. И тогда, отстаивая гражданские и человеческие права, люди делают свой выбор: уезжают из страны или пополняют число оппозиционеров.

История россиянки Милы Ануфриевой, бывшей владелицы фирмы Vanity – один из многих примеров подобного рода. Ануфриева никогда не противилась власти, не была оппозиционером, далека от политики. В 1990-е годы, в годы перестройки, она, жительница Санкт-Петербурга. открывала мир моды для россиян. В 1993 году появился первый в Санкт-Петербурге мультибрендовый бутик Vanity (“тщеславие” – англ.). “Я стала одной из первых в России, кто привёз в страну мировые бренды,- рассказывала Ануфриева в одном из интервью журналистам.- Так как в Италии удалось лично познакомиться с мэтрами мира моды. Их интересовал выход на российский рынок и меня выбрали в качестве “проводника”.”

Мила Ануфриева одевала не только российских политиков и звёзд – от Аллы Пугачёвой до Анатолия Собчака и Людмилы Нарусовой. Её клиентами были Стинг, Билл Клинтон, легендарная группа “Роллинт Стоунз”, а Наоми Кэмпбелл, Клаудиа Шиффер и Линда Евангелиста участвовали в показах.

“В свой бизнес я вложила всю свою душу, финансы и опыт, — признавалась Мила в публикации в своём блоге. — Банки влили огромные инвестиции — мы стали одной из самых крупных империй моды в стране. И несмотря на 15-летнюю историю, она рухнула за несколько месяцев. Крах начался, когда хозяин одного из банков, выделив кредит на очередную коллекцию, через месяц заявил, что я должна вернуть ему деньги. Однако в любой крупной компании немедленно вынуть миллионы евро из оборота невозможно. Я попросила дать мне время, на что получила ответ: «Тогда твоя жизнь превратится в ад». Так и случилось. Судебные иски, аресты товара, бессонные ночи, Я продала всё, чтобы расплатиться с долгами. Но самое страшное было впереди. Проснувшись весенним утром 2007 года я поняла — левый глаз не видит. Диагноз — меланома, самый страшный вид рака, III стадия, смертельный исход в девяноста случаях из ста. Даже от химиотерапии врачи отказались — слишком поздно. Я умирала, лёжа на старом диване, на даче под Санкт-Петербургом. Хозяйка модной империи! Не хотела, чтобы сыновья, которым тогда было 7 лет и 2 года, всё это видели. Почти все мои именитые клиенты и друзья разбежались — я слетела с Олимпа. Но мне хотелось жить, и я ухватилась за тонкую ниточку, которую протянула судьба. Мне предложили операцию за границей. Срочная операция в Швейцарии стала моим спасением”.

31 мая 2007 года Мила Ануфриева считает своим вторым днём рождения. Именно тогда ей удалили злокачественную опухоль. Ювелирная операция длилась 5 часов. На следующее утро врач сказал, что всё прошло успешно, случай уникальный, но сколько ещё отведено прожить — неизвестно.
Пока Мила была на реабилитации, в Петербурге прошел слух: «Ануфриева умерла». Когда женщина вернулась в Санкт-Петербург, весь её бизнес принадлежал другим людям. Позже выяснилось, что её адвокат получила 2 миллиона евро за то, чтобы переписать имущество Ануфриевой на других людей — у адвоката было право подписи. Миле сказали: «Всё, тебе больше ничего не принадлежит, только долги». Это 6,5 миллиона. И посыпались статьи в газетах… Год я боролась как могла, а потом мне закрыли выезд из страны. Я взяла нового адвоката, но она стала из меня выкачивать деньги, заставила продать квартиру..”. Нашлись сильные конкуренты, которые Ануфриеву профессионально утичтожали, убирали с рынка, используя при этом и милицию, и бандитские структуры, и налоговые службы. На неё было заведено уголовное дело, но когда она пыталась доказать, что бизнес был захвачен и она – пострадавшая сторона, ей объясняли, что в стране еще нет соответствующего закона и поэтому её заявление на рейдерство не может быть рассмотрено.

“Муж и младший сын уехали в Италию, но я всё равно боролась за дело всей моей жизни. Почти год прошёл в схватке, за время которой меня просто уничтожили. В свой день рождения, 12 июня 2008 года, я уехала в Италию”.
Для Милы началась другая жизнь. Пришлось всё начинать заново, налаживать связи, восстанавливать свою репутацию. Тогда ей очень помог известный российский киноактёр Станислав Садальский. В своём блоге актёр обратился с вопросом, не знают ли его поклонники, куда пропала хозяйка именитых бутиков Мила Ануфриева. Нашёл, приехал и сказал: «Мила, пиши… всё! Люди должны знать».Так я завела блог, который стал для меня отдушиной, — говорит Ануфриева. — Рассказывала людям о своей жизни и о том, что знаю лучше всего, — о моде. На меня стали выходить с предложениями русские и итальянские компании. Я вновь начала встречаться со знаменитыми европейскими дизайнерами, бывать на фабриках и показах, делать заказы. Я нашла себя, но не останавливаюсь и продолжаю двигаться вперёд. Италия стала для меня вторым домом, где мне всегда рады. Я чувствую поддержку и помощь своих друзей дизайнера Roberto Musso, хозяина знаменитого ресторана “13 giugno” Saverio Dolcimascolo, дизайнера уникальных ювелирных украшений Osanna Visconti, хозяйки шоу-рума “Winwood” Morena Zabeni и, конечно, рядом со мной моя семья.

Всё, как раньше. Но жизнь без Родины — это жизнь в чёрно-белом цвете. Вернуться домой я смогу только после того, как с моим делом разберутся правоохранители. Моё заявление в правоохранительные органы Санкт-Петербурга с просьбой возбудить уголовное дело о рейдерском захвате уже два года остаётся без ответа. Все говорят: «Забудь». Но не могу”.
Проектов на данный момент достаточно много, очень важен для Ануфриевой также и благотворительный проект, организованный в помощь больным детям. В этом её поддерживает клуб «Ротари» в Милане.
Сейчас Мила Ануфриева пишет книгу о своей жизни и ведёт переговоры с одной из киностудий США, которая предложила снять художественный фильм о русской итальянке с такой непростой судьбой.

Speciale Anna Politkovskaja su Sm Tv San Marino

anna politkovskaja su san marino tvSm Tv San Marino ha dedicato un interessante speciale ad Anna Politkovskaja, un reportage per ricordare la storia della giornalista russa più conosciuta e stimata all’estero, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006. Paladina della libertà di espressione, sempre in prima linea per la difesa dei diritti umani, Anna Politkovskaja pagò con la vita l’aver svelato gli orrori della Cecenia, i problemi e le contraddizioni della Russia di oggi. Un tributo al coraggio della verità.
Lo speciale è di Silvia Pelliccioni, montaggio Paolo Di Lorenzo.

Per vederlo cliccate qui

Annaviva dedica alla giornalista Anna Politkovskaja tante iniziative in questo mese di maggio, in attesa della data dell’inaugurazione dei giardini a lei dedicati! Scoprite tutto il programma cliccando qui

Per sostenere Annaviva e l’inaugurazione dei giardini Anna Politkovskaja: http://www.buonacausa.org/cause/un-giardino-per-anna

Annaviva, tutti gli appuntamenti di maggio

annavivaUn maggio ricco di attività è quello di Annaviva. In preparazione all’inaugurazione (a breve vi daremo la data del grande evento a cui sarete tutti invitati) dei giardini dedicati ad Anna Poliktovskaja a Milano, l’associazione vi propone tanti interessanti appuntamenti.

VENERDI’ 17 MAGGIO ORE 20.00 – APERITIVO CON I LIBRI. Vi aspettiamo nella sala messa a disposizione dalla Libreria Popolare di via Tadino 18, Milano. L’aperitivo sarà preceduto alle 18,30 da un incontro sull’Est Europa di Francesco Leoncini, professore di Storia dei Paesi Slavi e Storia dell’Europa Centrale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con la partecipazione del giornalista Tommaso Di Francesco.

VENERDI’ 27 MAGGIO ORE 19,30 – INCONTRO CON MILA ANUFRIEVA. Vi aspettiamo all’Ostello Bello di Milano per conoscere Mila Anufrieva, imprenditrice di successo con molti anni di esperienza nel settore della moda. Lei è stata il primo rappresentante in Russia di marchi come Christian Dior, Fendi, Bottega Veneta, e altro ancora. Nel 1992 Mila Anufrieva ha fondato il suo marchio di moda e società “Vanity”, che è divenuto ben presto una delle più importanti catene di lusso al dettaglio nel mercato russo. Dal 2007 l’Anufrieva vive e lavora a Milano. La sua “Mila Anufrieva Lifestyle Atelier” offre servizi di consulenza per privati ​​e aziende in settori del lusso e della moda, così come makeover shopping, styling, viaggi VIP, eventi esclusivi per matrimoni, ecc…
Perché Annaviva propone un incontro con Mila Anufrieva? Perché Mila Anufrieva ha lasciato la Russia?
A queste domande e ad altre domande risponderà la stessa imprenditrice… non mancate!

Sostieni Annaviva e l’inaugurazione dei giardini Anna Politkovskayawww.buonacausa.org/cause/un-giardino-per-anna

Budapest, buone notizie da Klubradio

KlubRadioBuone notizie dagli amici di Klubradio che ci scrivono:

Dear Friends,
I report you with great pleasure, that we already have an officially signed licence for 12 years for the 95.3 MHz frequency. Our financial conditions have not changed yet of course, but our chances are improving on that field, too. It is all the more so since we have won the civil case for the other (92.9 MHz) frequency which is for free.
Thank you for your recent and well hoped future support.
Yours sincerely
Andras Arato

Kedves Barátaim,
Örömmel jelentem, hogy végre rendelkezünk egy 12 évre szóló frekvenciahasználatra (95.3MHz) vonatkozó hatósági szerződéssel!
Gazdasági helyzetünk persze nem változott, de az esélyeink ebben a vonatkozásban is javultak. Annál is inkább, mivel az ingyenesen használható 92.9 frekvencia megszerzéséért vívott pert ugyancsak jogerősen megnyertük.
Eddigi támogatásotokat és a remélt jövőbelit is megköszönve

 

Sostieni Annaviva e l’inaugurazione dei giardini Anna Politkovskayawww.buonacausa.org/cause/un-giardino-per-anna

Giornata mondiale della libertà di stampa

World Press Freedom DayRiportiamo quanto diffuso oggi, giornata mondiale della libertà di stampa, da Reporters sans frontiers:

Reporters Without Borders is today, World Press Freedom Day, releasing an updated list of 39 Predators of Freedom of Information – presidents, politicians, religious leaders, militias and criminal organizations that censor, imprison, kidnap, torture and kill journalists and other news providers. Powerful, dangerous and violent, these predators consider themselves above the law.
“These predators of freedom of information are responsible for the worst abuses against the news media and journalists,” Reporters Without Borders secretary-general Christophe Deloire said. “They are becoming more and more effective. In 2012, the level of vio- lence against news providers was unprecedented and a record number of journalists were killed.
World Press Freedom Day, which was established on the initiative of Reporters Without Borders, must be used to pay tribute to all journalists, professional and amateur, who have paid for their commitment with their lives, their physical integrity or their freedom, and to denounce the impunity enjoyed by these predators.”
Five new predators have been added to the list: the new Chinese president, Xi Jinping, the Jihadi group Jabhat Al-Nosra from Syria, members and supporters of Egypt’s Muslim Brotherhood, Pakistan’s Baloch armed groups, and Maldives’ religious extremists. Four predators have been dropped from the list: former Somali information and communications minister Abdulkadir Hussein Mohamed, Burmese President Thein Sein, whose country is experiencing unprecedented reforms despite the current ethnic violence, the ETA group, and the Hamas and Palestinian Authority security forces, which are harassing journalists less.
To draw attention to their abuses, Reporters Without Borders has drafted indictments against some of these predators in the hope that they will one day be brought before competent courts. To better highlight the gulf between propaganda and reality, the state- ments of some of them have been contrasted with the facts. And to show how some predators really think, we have presented their innermost thoughts in the first person. We had to use a little imagination, of course, but the facts alluded to conform to reality.

neW names in the list of predators
A predator goes and is replaced by another. It is no surprise that Xi Jinping has taken former Chinese President Hu Jintao’s place as predator. The change of person has not in any way affected the repressive system developed by China’s Communist Party.
The list of predators has been impacted by the repercussions from the Arab Spring and uprisings in the Arab world. Members and supporters of Egyptian President Morsi’s party, the Muslim Brotherhood, have been responsible for harassing and physically attac- king independent media and journalists critical of the party.
Jabhat Al-Nosra’s entry into the predators list reflects the evolution in the Syrian conflict and the fact that abuses are no longer attri- butable solely to the regime, represented on the list by Bashar al-Assad, but also to opposition armed groups, which are proving to be more and more intolerant and suspicious towards the media. At least 23 journalists and 58 citizen-journalists have been killed in Syria since 15 March 2011 and seven journalists are currently missing.
In Pakistan, Baloch armed groups, including the Balochistan Liberation Army, Baloch Liberation Front and Baloch Musallah Defa Army, have turned the southwestern province of Balochistan into one of the world’s most dangerous regions for journalists. Consis- ting of armed separatist groups and opposing militias created to defend the central Pakistani government, they have spread terror in the media and created information “black holes.” Pakistan’s intelligence agencies are also on the predators list because of their abuses against the media.
Ever since the army mutiny that overthrew President Mohamed Nasheed in the Maldives in 2012, extremist religious groups have tried to use their nuisance power to extend their influence. They have become more aggressive as the July 2013 presidential election approaches, intimidating news media and bloggers and using freedom of expression to impose a religious agenda while denying this freedom to others.

unacceptable impunity for predators
Physical attacks on journalists and murders of journalists usually go completely unpunished. This encourages the predators to continue their violations of human rights and freedom of information. The 34 predators who were already on the 2012 list continue to trample on freedom of information with complete disdain and to general indifference.
The leaders of dictatorships and closed countries enjoy a peaceful existence while media and news providers are silenced or eliminated. Such leaders include Kim Jong-un in North Korea, Issaias Afeworki in Eritrea and Gurbanguly Berdymukhammedov in Turkmenistan. In these countries, as in Belarus, Vietnam, Uzbekistan and other Central Asian countries, the international community’s silence is not just shameful, it is complicit.
Reporters Without Borders urges the international community not to hide behind economic and geopolitical interests. Thanks to their rich natural resources, Azerbaijan’s Ilham Aliyev and Kazakhstan’s Nursultan Nazarbayev are confident that no one will rap their knuckles. Economic interests come before everything else, as they do with China. It is the same with countries that the West regards as “strategic.”
Iran’s two predators – President Mahmoud Ahmadinejad and the Supreme Leader, Ayatollah Ali Khamenei – have already taken steps to deter the media from providing independent coverage of next June’s presidential election. The waves of arrests of journa- lists that began on 27 January, “Black Sunday,” are clear evidence of this.
Criminal organizations and paramilitary groups that are often linked to drug trafficking – Mexico’s Zetas, Colombia’s Urabeños and the Italian Mafia – continue to target journalists and media they regard as too curious, independent or hostile. In Mexico, a country that is especially deadly for media personnel, 87 journalists have been killed and 17 have disappeared since 2000. Justice has not been properly rendered in any of these cases.
Since Vladimir Putin’s return to the presidency in Russia, the authorities have tightened their grip even further in response to unprecedented opposition protests. The country remains marked by a completely unacceptable level impunity for those responsible for violence against journalists. A total of 29 have been murdered since 2000, including Anna Politkovskaya.

Why are predators never brought to justice?
The persistently high level of impunity is not due to a legal void. There are laws and instruments that protect journalists in connection with their work. Above all, it is up to individual states to protect journalists and other media personnel. This was stressed in Resolu- tion 1738 on the safety of journalists, which the United Nations security council adopted in 2006.
Nonetheless, states often fail to do what they are supposed to do, either because they lack the political will to punish abuses of this kind, or because their judicial system is weak or non-existent, or because it is the authorities themselves who are responsible for the abuses.
The creation of a mechanism for monitoring adherence to Resolution 1738, which Reporters Without Borders has proposed, would encourage member states to adopt specific provisions for penalizing murders, physical attacks and disappearances that target journalists, would extend States obligations to non-professional “news providers” and would reinforce their efforts to combat impunity for such crimes.
At the international level, the legal protection of journalists is also guaranteed by the Universal Declaration of Human Rights, the International Covenant on Civil and Political Rights, the Geneva Conventions and other instruments. The United Nations recently published an Action Plan on the safety of journalists and measures to combat impunity for crimes of violence against them.
The International Criminal Court’s creation has unfortunately not helped advance the fight against impunity for those responsible for the most serious crimes of violence against journalists, although journalists play a fundamental role in providing information and issuing alerts during domestic and international armed conflicts. The ICC only has jurisdiction when the crime takes place on the territory of a state that is a party to the Rome Statute (which created the ICC) or if the accused person is a citizen of a state party.
Furthermore, the Rome Statute provides for no specific charge for deliberate physical attacks on journalists. Article 8 of the statute needs to be amended so that a deliberate attack on media professionals is regarded as a war crime.

Dropped from the predators list
Abdulkadir Hussein Mohamed: also know as “Jahweyn,” this Somali politician is no longer minister of information and telecommunications. His successor does not seem to be directly responsible for harassment, intimidation or other abuses against media personnel. Journalism nonetheless continues to be very dangerous in Somalia, with a total of 18 journalists killed in 2012.
Burmese president Thein Sein: installed as president in March 2011, Thein Sein no longer qualifies as a predator of freedom of information. Under his presidency, the military junta has disbanded and all jailed journalists and bloggers, including Democratic Voice of Burma’s 17 video-journalists, have been freed. In 2012, prior censorship was abolished and many exile media began operating openly inside the country. The first privately-owned daily newspapers appeared in early 2013.
Hamas and palestinian authority security forces: the security forces of the Palestinian Authority in the West Bank and those of the Hamas government in the Gaza Strip have been dropped from this year’s list of predators because the number of their press freedom violations has fallen considerably in the past four years. The situation of freedom of information in the West Bank and Gaza Strip is nonetheless still the subject of concern. The Hamas government recent banned local journalists from working for Israeli media, and many journalists are prosecuted for insulting President Mahmoud Abbas.
Eta: the organization ETA has been dropped from the 2013 list. It announced the “definitive end to armed actions” in 2011 and has carried out no attacks on journalists or news media since then. Reporters Without Borders has of course not forgotten all the journalists who were physically attacked or killed by ETA and continues to demand justice for those crimes of violence. Reporters Without Borders will also continue to be on the lookout for any future threat to media freedom by ETA.

 

Sostieni Annaviva e l’inaugurazione dei giardini Anna Politkovskayawww.buonacausa.org/cause/un-giardino-per-anna

Nucleare ancora a rischio

nucleare EuropaDa nord a sud e da est a ovest l’Europa è ancora disseminata di centrali nucleari ad alto rischio di incidente rilevante. A riportarlo è l’ultimo comunicato stampa di Greenpeace, sintesi di un rapporto commissionato dalla stessa ong al fisico Oda Becker dal titolo Update review of EU nuclear stress-test.

Tra le centrali a rischio compare ,oltre alla slovena Krsko e alla svizzera Muleberg, anche l’impianto di Mochove in Slovacchia di proprietà dell’Enel. Come ha insegnato l’incidente di Cernobyl del 1987 adessere interessati al pericolo di incidente non sono solo gli stati dove le centrali risiedono, ma anche i Paesi confinanti.
Ma a colpire l’Italia non ci pensa solo la prossimità geografica di questi Paesi ma anche gli investimenti attuati dalla più grande utilità elettrica della Penisola che continua a finanziare la costruzione di questi impianti. Nonostante le centrali abbiano superato positivamente i “stress test” effettuati in tutta Europa emerge come gli impianti slovacchi risentano di notevoli carenze nelle attrezzature. Fattori come lo spessore dei muri di isolamento, l’installazione di sistemi di ventilazione filtrati e la reticenza del governo Fico a implementare alcune misure atte a evitare la rottura del cosiddetto “guscio” del reattore fanno dubitare della sicurezza degli impianti, per gran parte ancora del periodo sovietico.

Dopo l’incidente di Fukushima del 2011 la Commissione Europea ha imposto agli stati membri di effettuare test di sicurezza sui propri impianti. Ma sulla questione nucleare in Europa grava l’assenza di un organo esecutivo con autorità in materia e il mancato coordinamento tra i Paesi aderenti all’Unione: il Trattato Euratom rimane infatti a discrezione dei singoli stati. Inoltre il Trattato di Non Proliferazione del 1968 garantisce ai paesi firmatari il diritto di sviluppare programmi di ricerca sul nucleare civile.

Tra i Paesi che puntano maggiormente sul nucleare compare, insieme a Francia e Belgio, la giovane democrazia della Slovacchia che ancora sperimenta i benefici derivanti dall’adesione alla moneta unica e che ha in progetto, così come la più povera Bulgaria, la costruzione di due nuovi reattori.

Il rapporto di Greenpeace si conclude con una riflessione: pare che la lezione di Fuskushima abbia poco o niente insegnato agli Stati europei, soprattutto a quei Paesi in cerca di investimenti esteri nonostante l’evidente invecchiamento dei propri impianti.

di Rita Chiara Mele

 

Sostieni Annaviva e l’inaugurazione dei giardini Anna Politkovskayawww.buonacausa.org/cause/un-giardino-per-anna

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 31 follower