Oggi Anna Politkovskaja avrebbe compiuto 58 anni 

 
img_0202-2Avrebbe compito 58 anni oggi Anna Politkovskaya, ma è stata con violenza strappata alla vita quando di anni ne aveva solo 48. Sì, sono già passati quasi 10 anni dal suo assassinio. E Annaviva oggi vuole ricordarla attraverso le sue parole. Per questo, vi riproponiamo un suo articolo pubblicato da Novaja Gazeta l’11 settembre 2006 e tradotto da Andrea Ferrario per Osservatorio sui Balcani. Parla dell’odio che genera odio e racconta il caso di “confusione giudiziaria” attorno a un ragazzo ceceno. Uno dei tanti condannati per terrorismo perché “nel suo sangue sono state trovate tracce di posta cecena”.

Il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata – io invece temo l’odio. Si sta accumulando sempre di più e in maniera incontrollabile. Il mondo è riuscito almeno a escogitare delle leve per fare fronte ai caporioni di Iraq e Corea del Nord, ma nessuno riuscirà mai a individuare le vie percorse dalla vendetta personale. Il mondo è completamente indifeso di fronte a quest’ultima. Nel nostro paese attualmente è in corso qualcosa di incredibilmente stupido e irresponsabile – centinaia di persone vengono costrette con la forza ad accumulare intere riserve di odio, che renderanno completamente imprevedibile la vita futura degli altri.

Cosa vogliamo ottenere dai ceceni in carcere per “terrorismo”? Centinaia di persone giovanissime che hanno di fronte a se pene molto lunghe da scontare. In carcere li odiano e per questo li sottopongono a “trattamenti del tutto speciali”, inventati sia dagli altri reclusi sia dall’amministrazione delle carceri.

Perché scrivo la parola “terrorismo” tra virgolette? Ve lo spiego. Chi sono questi ceceni? Per la maggior parte si tratta di ex studenti. Sono finiti nelle carceri senza nulla alle spalle, se non tre guerre. La prima si è svolta quando erano ancora bambini (la prima guerra cecena). La seconda, quando erano adolescenti (la seconda guerra cecena). La terza è l’istruttoria alla quale sono stati sottoposti. Si tratta cioè di studenti “terroristi” che sono fondamentalmente il prodotto delle procedure antigiuridiche messe in atto negli anni 2002, 2003 e 2004.

In quegli anni nel Caucaso settentrionale l’applicazione del diritto era decisamente sui generis: si effettuavano retate di massa e in Cecenia gli studenti venivano “ripuliti” a decine alla volta. Dopo la “pulizia” passavano attraverso la tortura, applicata di routine, come se si trattasse di una semplice procedure di disinfezione… Molti di loro sono stati uccisi, in particolare quelli che non si dichiaravano colpevoli. Ai “volenterosi” è stato concesso di vivere e sono stati condannati sulla base di accuse messe insieme in tutta fretta, senza preoccuparsi della qualità della documentazione reperita. Innocente? Colpevole? Solo Dio può saperlo, non sono mai state condotte vere e proprie indagini. Ed ecco che a partire dal 2005, dopo tutte le cassazioni, un’intera generazione di studenti ceceni “ripuliti” è entrata in carcere, con pene di 15 anni e oltre. E’ lì che è cominciata la loro quarta guerra. Una guerra con se stessi. O per se stessi? Forse addirittura contro…

Oggi, nel 2006, le testimonianze che giungono dalle carceri dicono che questi ex bambini modello sono ormai diventati dei recidivi incalliti. Ecco una storia del tutto tipica. Islam Suschanov, nato nel 1984. Non lo ho mai visto, ora non è più possibile incontrarlo. Il FSIN, l’amministrazione carceraria russa, vieta i contatti di qualsivoglia tipo con i reclusi della sua categoria. Ricostruirò quindi gli eventi solo in base alla documentazione disponibile. Nel 1999, alla vigilia dell’inizio della seconda guerra cecena, Islam finisce gli studi alla scuola n. 38 di Groznj. Il profilo redatto ai fini dell’iscrizione all’università da parte del direttore della scuola, D. V. Salamov, parla di un ragazzo molto bravo: “Durante gli studi Islam si è distinto come scolaro disciplinato, amante dello studio e diligente. Si è dedicato allo studio in modo responsabile. Godeva di rispetto e ha svolto con precisione i compiti assegnatigli”.

Nel 2000 Islam si è iscritto all’Istituto di Pedagogia della Cecenia, l’unico in cui erano riprese le iscrizioni dopo che le ostilità attive erano cessate. Ha cominciato a frequentare i corsi di arte. E ancora una volta: “Prende parte attivamente agli studi e alla vita pubblica della facoltà e dell’istituto… Esprime un particolare interesse per la pittura, per la composizione e per la scultura… è uno studente che ha buone prospettive…”. Lo scrive il decano della facoltà di belle arti, M. M. Sulejmanov – ma lo scrive “ex post”, rivolgendosi alla procura del distretto Lenin, quando Islam è stato “ripulito” e rinchiuso in galera. Alla procura è stata indirizzata anche una dichiarazione dell’allenatore della squadra di calcio “Vajnach”, V. L. Inderbiev: “Durante tutto il periodo in cui ha fatto parte della squadra di calcio ho potuto apprezzare la sua correttezza e la sua buona educazione. Ho viaggiato spesso in trasferta con la squadra per incontri in cui era impegnato anche Islam. Nel suo comportamento non ho mai osservato irascibilità, aggressività… è un ragazzo molto controllato, modesto, di buon carattere… non si è mai lasciato andare a discorsi estremistici, né in generale si è dimostrato incline all’estremismo”. L’allenatore e il decano mentivano? Oppure, pur essendo persone esperte, non si sono accorti che sotto la pelle di un angelo si nascondeva il diavolo?

I testi dei due profili e la sentenza di condanna sono tuttavia completamente incompatibili. Non è possibile che una persona possa essere allo stesso tempo tutto e il contrario di tutto: uno studente dalle buone prospettive, un calciatore che va regolarmente alle partite e contemporaneamente un guerrigliero che prepara agguati, fabbrica ordigni esplosivi con i quali i suoi colleghi dell’Istituto avrebbero fatto saltare in aria militari russi. Secondo le accuse che gli sono state mosse, Suschanov aveva interessi che erano ben lontani dalla scultura. Gli episodi in cui Suschanov sarebbe coinvolto sono tre – l’accusa principale è quella di fare parte di una “banda armata” diretta da un “non meglio identificato Abdul-Azim” e che agiva con “mezzi finanziari non meglio identificati”.

Tutte le accuse si basano su “ammissioni spontanee”. I giudici, da quanto si desume dalle loro argomentazioni, non hanno perso tempo per entrare nei dettagli e hanno abilmente tradotto questi episodi in sentenza di primo grado. Ed ecco cosa è successo: Suschanov ha ammesso di avere collocato il 6 giugno 2002 un ordigno esplosivo in una casa in rovina nella via Zhukovski a Groznyj, per fare saltare in aria il 9 giugno dei poliziotti in pensione, indicati con nome e cognome. In realtà, leggendo la sentenza si scopre che gli stessi giudici affermano che i poliziotti sono saltati in aria nello stesso luogo il 9 marzo di quell’anno. E il 9 giugno erano in cura, lontano dalla Cecenia, per le ferite riportate… Come spiegarselo?

Si può riscontrare la stessa confusione giuridica anche nel caso dello “scontro a fuoco presso il posto di blocco n. 10 del 3 agosto 2002”. I poliziotti feriti quel giorno – anche in questo caso indicati con nome, cognome e incarico – confermano di essere stati oggetto di fuoco di armi automatiche in data 3 agosto, e il carattere delle ferite subite corrisponde a tale testimonianza. Solo che Suschanov “confessa” di avere sparato contro il posto di blocco con un lanciagranate e non riesce a ricordarsi da quale punto ha sparato, dove si trovava il posto di blocco ecc….

Il terzo episodio riguarda gli eventi del 13 dicembre 2003. Suschanov, insieme a un paio dei membri della banda, sarebbe stato colto dalle forze dell’ordine nella via Butyrina in flagranza di reato – in quel momento il gruppo si stava occupando di sistemare un ordigno collocato lì il giorno prima, più precisamente gli stavano sostituendo le batterie. Sono stati colti sul fatto e arrestati. Entrambi i poliziotti che li hanno arrestati hanno dichiarato in tribunale che “l’ordigno è stato sequestrato nella via Butyrina il 14 dicembre”, era “vecchio, polveroso…”. La sentenza, piena di imprecisioni fattuali, è entrata in vigore. La sua “ditta produttrice” è la seguente: il giudice istruttore R. Gorcichanov (Procura del distretto Lenin di Groznyj) e il giudice V. Abubakarov (Tribunale Supremo della Cecenia). Pensate che io difenda Suschanov, “l’assassino dei nostri soldati”, come si dilettano a dire da noi? No. Il fatto è, però, che in presenza di una tale qualità giuridica delle sentenze del tribunale e delle indagini, solo Islam Suschanov può sapere con precisione cosa sia successo. Nessun altro. E io invece vorrei che lo sapessero tutti. Sono assolutamente convinta che non vi debbano essere indulgenze per nessuno che abbia violato la legge e il diritto, indipendentemente dalla salsa ideologica in cui il suo delitto viene condito.

Suschanov è stato condannato a 14 anni di regime duro. Le accuse coprono per intero quello che è il classico “elenco ceceno”: “banditismo”, “terrorismo”, “formazioni armate illegali” ecc. A partire dal dicembre 2005 si trova nelle carceri della regione di Sverdlovsk. I primi tre mesi li ha passati nell’IK-5 (Niznyj Tagil) in isolamento. Anche nelle celle vicine c’erano reclusi in isolamento – altri giovani ceceni con accuse simili. La madre, Amanta Suschanova, gli invia lettere raccomandate due volte alla settimana , ma a Suschanov non consegnano nulla. L’amministrazione non fa complimenti e gli spiegano, come poi si è rivelato vero, che per i ceceni tale regime vale fino alla fine della pena.

Il 7 marzo 2006 Suschanov cerca di suicidarsi. Il 21 maggio lo fa ancora una volta. Pregare è vietato, lo scrive nel manuale della disciplina per i reclusi in isolamento. “L’Amministrazione degli istituti di pena dà una valutazione negativa del recluso Suschanov I. R.”, scrive nel suo profilo il capo della sezione della procura della regione di Sverdlovsk, A. V. Vasilev, in merito alla supervisione dell’adempimento legale delle pene comminate. “Ha 12 sanzioni disciplinari in atto. Le motivazioni delle misure richieste dalla procura sono legali e fondate…”. Suschanov continua a ribellarsi, prende parte a una “denuncia” collettiva: episodi di autolesionismo contro le condizioni di reclusione. Per quelli che riescono così a “emergere” dall’anonimato arriva T. Merzljakova, delegata ai diritti umani della regione di Sverdlovsk. Si incontra tra gli altri con Suschanov, il quale le dice che chiede solo un riesame della sentenza ingiusta e il permesso di pregare. Dopo la visita Merzljakova scrive una lettera disperata alle madri dei reclusi ceceni con i quali ha parlato: insiste affinché “si affrettino” a presentare allo FSIN la loro richiesta di trasferire i figli in un’altra prigione più vicina alla Cecenia. Si rivolge lei stessa a J. Kalinin, direttore dello FSIN… Kalinin oppone un rifiuto. E Suschanov viene trasferito all’IK-12, un carcere per i recidivi più pericolosi. Un tale accanimento è vietato dalla legge, se si tiene presente il significato originale della sigla IK, cioè istituto correttivo. Ma in questo periodo il dossier personale di Suschanov è pieno zeppo di frasi come “incline all’evasione”, “incline alla presa di ostaggi”…

Il ragazzo “timido, modesto e di buon carattere”, come veniva dipinto nel 2004, nel 2006 si è trasformato in un recidivo ribelle, se si deve credere a tutte queste descrizioni. Cosa vogliamo da Suschanov? Da tutti questi “ripuliti”? Che muoiano nelle prigioni? Perché gli viene vietato di pregare? Perché dimentichino le preghiere che hanno imparato fin da bambini e comincino a recitarne di nuove?…

Se Suschanov vedrà mai la libertà, ciò avverrà nel 2017, quando avrà 34 anni. Gli altri “ripuliti” della stessa generazione allora avranno un’età simile, tra i 35 e i 37 anni. Torneranno nella società non sposati, senza figli. Senza un’istruzione. Senza una professione. Ma con uno spirito ribollente: la vita è andata persa e non c’è giustizia. “… In sostanza, questi istituti correttivi si sono trasformati in campi di concentramento per i reclusi ceceni – hanno scritto alla redazione le madri di un gruppo di carcerati – vengono sottoposti a una discriminazione su base nazionale. Non li lasciano uscire dalle celle di isolamento. Li spingono a violare il regime disciplinare, impedendo loro di rispettarlo. Sono stati quasi tutti condannati con processi farsa, in cui mancavano le prove. Si trovano in condizioni tremende, vengono sottoposti a umiliazioni della dignità umana, si sta sviluppando in loro un odio contro tutto. Secondo noi non si tratta di correzione, ma di sterminio… E’ un intero esercito, che tornerà da noi con una vita rovinata, con concezioni rovinate…”. Conoscono bene ciò di cui stanno scrivendo, lo conoscono solo loro, le madri, che ora parlano con i loro figli solo con l’anima. Ho paura dell’odio accumulato da questi ragazzi. E ho ancora più paura di coloro che con la violenza costringono dei loro simili ad accumulare un tale odio. Ho paura, perché questo odio prima o poi uscirà dagli argini.

Sospeso su Twitter celebre account di satira su Putin

(AdnKronos) – Twitter ha sospeso l’account @DarthPutinKGB, celebre per le sue battute al vetriolo sul presidente russo e con 50mila follower in tutto il mondo. La stessa sorte è toccata di recente a @SovietSergey, una pagina di presa in giro del ministro degli esteri Sergei Lavrov, che non ha mai tuttavia raggiunto la popolarità del primo.
Satira contro Putin – “La Russia ha tagliato le spese per la difesa. Le spese per gli attacchi rimangono invariate” o “non credere a nulla che il Cremlino non abbia prima negato con forza”, alcuni dei tweet che si potevano leggere, ogni giorno, sull’account.
L’autore dei tweet si presentava con “il 146% dei russi non mi ha eletto. Non visitate la Russia. Sono io a venire da voi. Servo il te a coloro che considerano questo account una parodia. I tweet topless sono firmati vvp (vladimir vladimirovich putin, ndr)”.account-sospeso

L’eredità del 1956

Oggi e domani a Milano conferenza storico culturale in occasione del 60° anniversario della rivoluzione in Ungheria

Il 26 ed il 27 maggio il Consolato Generale di Ungheria in Milano, in collaborazione con l’Università Cattolica, con il contributo del Ministero degli Affari e del Commercio Esteri di Ungheria, commemorano la rivoluzione del 1956 in Ungheria con la conferenza “L’Eredità del 1956”, conferenza storico-culturale, in occasione del 60° anniversario della  rivoluzione del 1956 in Ungheria” presso la sala Negri da Oleggio dell’ateneo di Milano.

Qui il programma della conferenza

Invading Hungary
A squadron of Russian T55 main battle tanks rumbling down a street in Budapest during Russia’s invasion of Hungary. (Photo by Keystone/Getty Images)

In occasione della conferenza sarà presente, tra gli altri, l’onorevole Mária Wittner, che ha partecipato in persona nei moti del 1956, assieme a Lajos Okolicsányi e Barbara Gluska, che parleranno dei loro ricordi, affidando alla città di Milano testimonianze inestimabili  e mai raccontare sino ad ora.

A moderare gli incontri saranno: per il primo giorno, il prof. Adriano Dell’Asta, docente dell’Università Cattolica, per il secondo, la dott.ssa Krisztina Sándor, addetto stampa e cultura del Consolato Generale di Ungheria.

L’evento è aperto a tutti, fino ad esaurimento posti su prenotazione al seguente indirizzo consulate.mil@mfa.gov.hu

 

Nadiya Savchenko è libera 

La Russia ha rilasciato la top-gun ucraina Nadiya Savchenko, già rientrata in Ucraina. Savchenko é stata rilasciata nell’ambito di uno scambio con due agenti russi che erano in carcere in Ucraina, ha detto un funzionario dell’amministrazione di Kiev che ha voluto mantenere l’anonimato.Savchenko é stata rilasciata nell’ambito di uno scambio con due agenti russi che erano in carcere in Ucraina, ha detto un funzionario dell’amministrazione di Kiev che ha voluto mantenere l’anonimato. La top gun è atterrata all’aeroporto internazionale di Kiev in concomitanza con l’arrivo a Mosca dei due prigionieri russi liberati


(Fonte: ANSA) 

Ex Jugoslavia: geografia criminale e traffici illeciti

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(Credit foto: Dizionari più Zanichelli)

Dopo aver aperto una finestra lo scorso anno sulla mafia russa con il libro e la testimonianza di Pino Scaccia e la presentazione delle tesi universitarie di Sarah Mazzenzana e Carmela Racioppi, intendiamo proseguire nel cammino di conoscenza della criminalità nell’est europeo

 

MERCOLEDI’ 25 MAGGIO – ore 19.30

Libreria Popolare – Via Tadino 18 –  MILANO

EX JUGOSLAVIA: GEOGRAFIA CRIMINALE E TRAFFICI ILLECITI

 Relatrice: Carmela Racioppi

 Interverrà: David Gentili, Presidente della Commissione Consiliare antimafia di Milano

 La partecipazione è libera

211 Anna

Pisa, una giornata di studi sul tema Donne e Pace

Una giornata di studi sul tema “Donne e Pace” è l’iniziativa promossa dal Consiglio Cittadino per le Pari Opportunità del Comune di Pisa (con il patrocinio della Commissione Regionale per le Pari Opportunità della Toscana) all’interno del “Marzo delle Donne 2016”.

Si tratta di una giornata di incontri aperta all’intera cittadinanza, dedicata alla valorizzazione del ruolo attivo che le donne hanno sempre avuto nel contrasto alla guerra e alla conflittualità e nel ripristino e nel mantenimento della Pace.

La giornata, che inizierà alle 9:15 nella Sala Convegni della Stazione Leopolda di Pisa prevede anche una tavola rotonda dedicata ai 70 anni del voto delle donne e si concluderà con la proiezione del pluripremiato documentario “211:Anna (2009), in memoria di Anna Politkovskaya a dieci anni dalla sua scomparsa.

211: Anna

Ecco il programma completo (l’iniziativa sarà trasmessa anche in streaming):

 

9:15 Saluti istituzionali: Marilù Chiofalo (Assessora PPOO del Comune di Pisa) e Valeria Di Bartolomeo (Presidente CCPPOO del Comune di Pisa)

9:45 Intervento di Julie Bicocchi (ProXima Generi), Coordinatrice Commissione Donne e Politica del Consiglio Cittadino per le Pari Opportunità

10:00 Interventi delle relatrici – modera Cristina Filippini (UISP Comitato territoriale di Pisa):

Enza Pellecchia (C.I.S.P. – Università di Pisa)
Laura Savelli (Università di Pisa)
Grazia Ricci (Università di Pisa)
Carola Maria Martino (Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana)

11:45 Coffe break

12:00 Tavola rotonda: I 70 anni di voto alle donne in Italia – modera Michela Ciangherotti (SPI CGIL Pisa)

Vinzia Fiorino (Università di Pisa)
Giovanna Pagani (WILPF)
Silvia Venturi (Università di Pisa)
Vilma Nicolini (Osservatorio PP.OO. di AUSER)
Tiziana Noce (Università della Calabria)
13:00 Pausa pranzo

14:00 Ripresa lavori. Introduce Pina Salinitro (AIED) Vicepresidente del CCPPOO del Comune di Pisa

14:30 Tavola rotonda: Donne e pace nel mondo dell’associazionismo e del volontariato – moderano Diana Pardini (Eraclito 2000) e Cristina Filippini (UISP Comitato territoriale di Pisa) – interverranno:

Amnesty International
WILPF (Giovanna Pagani)
Tavola della Pace (Daniela Pampaloni)
ANVCG Onlus (Aurelio Frulli)
Partigiani Cristiani (Stefania Capacci)
Libera (Cristiana Vettori)
Cospe (Debora Angeli)
Casa della Donna (Virginia Del Re)
16:00 Dibattito

16:30 Proiezione del documentario “211: Anna” (2009), di Giovanna Massinetti e Paolo Serbandini – introduce Silvia Silvestri (Il Popolo dei Consumatori)

18:15 Conclusioni a cura di Marilù Chiofalo (Assessora PPOO del Comune di Pisa) e Valeria di Bartolomeo (Presidente CCPPOO del Comune di Pisa)

Durante la giornata sarà esposta The face of freedom is female, frutto del corso fotografico tenuto dalla fotografa Ippolita Franciosi all’ interno del laboratorio Lo Spazio del The, a cura dell’ Associazione DIM.

Milano, Libertà e totalitarismo – Vita, politica e società nella Russia di ieri e di oggi

A Milano il 10 maggio alle ore 18 non perdete l’incontro di Fondazione Corriere Libertà e totalitarismo. Vita, politica e società nella Russia di ieri e di oggi.

Intervengono Sergio Romano, Anna Zafesova e Ludmilla Ulitskaya. A coordinare l’incontro Luigi Ippolito.

Ingresso libero su prenotazione telefonando allo 02 8738707 o scrivendo a rsvp@fondazionecorriere.it

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Donna non rieducabile all’Argot Studio di Roma

Donna non rieducabile a RomaIn occasione dei 10 anni dalla morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, torna in scena Donna non rieducabile, un progetto di e con Elena Arvigo. Appuntamento dal 3 al 15 maggio all’Argot Studio di Roma.

Lo spettacolo è stato prodotto dal Teatro delle Donne – centro nazionale di Drammaturgia, che lo portò sul palco per la prima volta nel 2007, a solo sette mesi dalla morte della giornalista.

Il testo è stato scritto dall’autore e regista Stefano Massini.

Come è successo a ottobre 2015 a Milano, anche a Roma sono in calendario una serie di appuntamenti prima e dopo lo spettacolo. Letture, dibattiti e presentazioni che si terranno
nel teatro stesso.

MARTEDì 3 MAGGIO, ORE 21 – l’Associazione Annaviva presenta lo spettacolo

Donna non rieducabile
Donna non rieducabile

GIOVEDì 6 MAGGIO, dalle 19.00 – Giulia Morello presenterà il suo libro Sono innamorata di Pippa Bacca Chiedimi perché (ed. Castelvecchi) la storia di Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, artista nata a Milano il 9 dicembre 1974 e uccisa in Turchia il 31 marzo 2008 durante la performance artistica Brides On Tour – Spose in Viaggio, incentrata sull’amicizia e sulla pace tra i popoli. Questo è il primo libro autorizzato dalla famiglia di Pippa Bacca. Leggerà brani dal libro l’attrice Alice Spisa.

– VENERDì 6 MAGGIO, dalle 18.30, prima dello spettacolo, il dibattito “Perché Anna oggi?” vuole riflettere su alcune questioni come “Che vantaggio può avere veicolare questo tipo di storie attraverso il teatro?”, “Che cosa significa teatro civile?”. Interverranno Elena Dundovich, membro fondatore del Memorial Italia, Lucia Sgueglia, giornalista free lance collaboratrice da Mosca per La Stampa, L’Espresso, Radio Svizzera Italiana;
Carlo Orlando, direttore artistico dell’ Associazione Narramondo che nasce nel 2001 dall’urgenza e esigenza di portare in teatro le ferite del tempo presente,
Maria Maddalena Lepri, Vice direttore Radio Rai, Cristina Ghelli, direttrice del Teatro delle Donne – Centro di drammaturgia di Calenzano, Laura Giannoni, organizzatrice del Teatro delle Donne – Centro di drammaturgia di Calenzano e
Ferdinando Maddaloni, fondatore associazione Artisti Civili.

SABATO 7 MAGGIO, alle 18.30 – Valentina Carnelutti e Stefano Scherini presentano alcune letture tratte dal loro spettacolo Non ho altro da aggiungere, nato per commemorare il naufragio di Lampedusa del 3 ottobre. Lo spettacolo racconta la storia di Razan, fuggita dalla Siria in guerra, insieme ai suoi figli. Dal pomeriggio sarà inaugurata la
mostra della pittrice Fabiana Iacolucci che ha aderito con Valentina Calvani al progetto Le imperdonabili realizzando su china dieci tavole ispirate al tema di testimoni scomodi.

DOMENICA 8 MAGGIO, alle 20 :45 – documentario Grozny Blues, nomnato allo Swiss Film Award 2016, di Nicola Bellucci scritto insieme alla giornalista Lucia Sgueglia. Il film si sviluppa intorno a quattro donne che da anni lottano per i diritti umani in un contesto ogni giorno peggiore, sempre più disilluse dal presente nella Russia di Putin. Nicola Bellucci e Lucia Sgueglia saranno entrambi presenti alla proiezione del film.

VENERDì 13 MAGGIO – Eva Cambiale e Carlo Orlando leggeranno brani tratti da
Ragazzi di Zinco di Svetlana Aleksievic che raccoglieva le voci dei reduci della guerra in Afghanistan.
Un meta-racconto su una forma di teatro (il teatro di narrazione civile, che nel nostro paese ha conquistato l’attenzione del pubblico) e di drammaturgia, quella appunto del teatro documento e della testimonianza che nel suo essere senza filtro, nel
suo esprimersi senza metafore, racconta una verità che spesso, quando non è verità di comodo, non vuole essere sentita.

Al Festival del giornalismo di Perugia arriva Il complotto di Chernobyl

Il film Il complotto di Chernobyl uscirà il 7 aprileIl Festival di giornalismo di Perugia (6-10 aprile 2016) ospita la proiezione del film Il complotto di Chernobyl (The Russian Woodpecker) di Chad Gracia, vincitore del Gran Premio della Giuria a Sundance Film Festival 2015 e del Premio Hera “Nuovi Talenti” per la migliore opera prima al Biografilm 2015.

L’appuntamento è al Cinema Postmodernissimo di Perugia mercoledì 6 aprile alle ore 20.30. Ingresso gratuito.

La pellicola sarà distribuita in Italia da Wonder Pictures a partire dal 7 aprile.

Il complotto di Chernobyl

A 30 anni dal disastro nucleare di Chernobyl, il film di Chad Gracia ripercorre la vicenda dando una nuova luce sui fatti. Sappiamo che la causa è stata un errore umano ma se non si trattasse davvero di un errore, di una casualità?

A indagare è Fedor che nell’anno dell’incidente, il 1986, aveva solo quattro anni. Il giovane scopre l’esistenza della Duga, un’antenna che doveva ostacolare le comunicazioni in Occidente e permettere alla propaganda sovietica di infiltrarsi.

IL COMPLOTTO DI CHERNOBYL – THE RUSSIAN WOODPECKER

(Ucraina, Stati Uniti, Regno Unito/2015/82′) di Chad Gracia

Nemtsov, completate indagini contro 5 accusati di omicidio

(ANSA) – MOSCA, 29 GEN – Cinque incriminati, tutti ceceni, accusati di “aver commesso un omicidio su commissione come parte di un gruppo organizzato” e di possesso illegale di armi da fuoco. 

  
Sono state completate le indagini che vedono Zaur Dadaiev, Anzor e Shadid Gubashev, Temirlan Eskerkhanov e Khamzat Bakhaiev accusati dell’omicidio dell’oppositore russo Boris Nemtsov, freddato a pochi passi dal Cremlino nel febbraio dello scorso anno. Lo fa sapere il Comitato investigativo precisando che “si indagherà ulteriormente” con un procedimento separato sul latitante Ruslan Mukhudinov, accusato di essere “il mandante e l’organizzatore”, e su altre persone non identificate. 

Ruslan Mukhudinov è “nella lista dei ricercati internazionali dal novembre del 2015”, ed era un militare del battaglione della polizia cecena ‘Sever’, considerato il corpo di guardia personale del luogotenente di Putin in Cecenia Ramzan Kadyrov.

Alla stessa unità armata appartenevano Zaur Dadaiev, che ne era il vice comandante, e Beslan Shavanov. Nonche’ il nipote del senatore Suleiman Gheremeiev, Ruslan Gheremeiev, che la stampa russa indica come testimone nel caso ma che secondo alcuni analisti potrebbe essere un anello di collegamento tra il mandante, o i mandanti, dell’omicidio e gli esecutori. 

Le indagini contro un altro sospettato, Beslan Shavanov, sono invece state concluse lo scorso novembre perché questi nel marzo 2015, accerchiato dalla polizia nel suo appartamento a Grozny, si sarebbe fatto saltare in aria con una granata.